Quando sono rinato di nuovo
Sono nato a Montiano (FC) nel lontano 1941. Con l’idea di farmi prete, ho studiato nel seminario di Cesena e poi in quello regionale di Bologna. Dopo 4 anni come cappellano, prima a Gatteo Mare e Boschetto e poi a S. Agostino a Cesena, finalmente, con il permesso del vescovo, sono entrato nella famiglia dei saveriani.
Grazie a loro, sono sbarcato in Brasile, in Amazzonia. E attualmente vivo nello stato del Pará. Ma facciamo un passo indietro. Dopo l’ordinazione presbiterale nel 1965, due esperienze più forti e significative hanno chiarito e fatto crescere la chiamata al presbiterato, dopo gli anni ingenui del bravo bambino delle medie e del ragazzino studioso del liceo. Il periodo più fecondo che mi ha davvero reso prete sono stati gli anni del Concilio Vaticano II, vera finestra aperta sul mondo e sulla chiesa, vissuti con intensità e passione nella parrocchia di S. Agostino a Cesena. Lì ho sentito che essere presbitero impegnato corpo e anima nella pastorale, nell’impegno sociale, nell’apertura al terzomondo (come si diceva a quei tempi), soprattutto insieme ai gruppi giovani, era davvero il mio posto.
Poi è venuto il Brasile. Erano gli anni della dittatura militare, in cui era schiacciato ogni tentativo di giustizia sociale e di organizzazione popolare. Erano gli anni di una chiesa che, accogliendo il Concilio e adattandolo alla realtà latino americana (nel documento di Medellin nel 1969) e alla realtà brasiliana (nel documento di Santarém), stava cominciando a sposarsi con il popolo, dopo secoli di matrimonio con le élite.
Erano gli anni in cui la famiglia saveriana stava passando dalla missione centrata sui sacramenti, alle costruzioni e all’aiuto dei poveri, investendo nelle Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), nella Bibbia nelle mani della gente e nella difesa dei diritti umani (terra, casa, lavoro e dignità per tutti, uomini e donne...).
Questo Brasile e questa chiesa mi hanno consacrato presbitero, facendomi nascere di nuovo. La pastorale della chiesa brasiliana non lavora solo secondo fasce d’età, ma secondo le categorie sociali, con la pastorale della Terra, dei pescatori, degli indios, degli operai, dei detenuti, dei malati, dei migranti, dei maestri, degli universitari, dei Diritti umani, dei bambini di strada, della donna, dei movimenti sociali, di chi è impegnato in politica con il movimento “Fede e Politica” e tanto altro…
I saveriani in Amazzonia sono una trentina e hanno destinato a tempo pieno tre di loro alla pastorale indigena, tre alla pastorale sociale, tre all’animazione missionaria. Tutti collaborano anche con le pastorali tradizionali dei confratelli inseriti nelle parrocchie.
Il mio campo specifico è sempre stato la formazione degli animatori delle CEBs e la pastorale sociale. Da 12 anni sono inserito nella Commissione Pastorale della Terra (CPT) nell’Alto Xingu, nel sud dello stato del Pará. Lavoro in una équipe di 5 persone, che comprende 3 laici e due presbiteri. La CPT è la presenza del vangelo nel mondo della terra nelle varie forme di appoggio e di difesa: con i senza terra, con i minacciati di morte, nella campagna per lo sradicamento del lavoro schiavo, nell’appoggio alle associazioni e alle cooperative di piccoli agricoltori, per i diritti umani e la difesa dell’ambiente.
I nostri più grandi avversari sono gli industriali del legname, i latifondisti produttori di carne, soia, mais, cotone, canna da zucchero, olio di palma africana, le imprese minerarie, le imprese di costruzione di centrali idroelettriche e, attualmente, il governo federale. Sentiamo l’appoggio della chiesa e soprattutto degli impoveriti che gridano per avere giustizia e dignità.







