Proposte radicali e profetiche
Un documento coraggioso, profetico. La Nota pastorale della Conferenza Episcopale italiana dal titolo “Educare a una pace disarmata e disarmante”, approvata dall’Assemblea generale ad Assisi lo scorso 19 novembre, è molto più di un contributo per “formare le coscienze delle comunità che devono essere illuminate da un ideale di pace”. È un testo affidato alle comunità cristiane “per leggere la realtà contemporanea” e, attingendo alla Parola di Dio e al Magistero, per promuovere “un impegno che i cristiani condividono con tutti gli uomini e le donne di buona volontà”.
Ai vescovi non sfugge la complessità della situazione attuale che vede riproporsi “un’atroce centralità della guerra anche in aree a noi prossime come l’Europa dell’Est e il Mediterraneo”. Sono consapevoli che “è cresciuto il livello di conflittualità tra le grandi potenze del pianeta facendo persino balenare talvolta il rischio di escalation nucleare”. Ma “la radicalità dell’annuncio evangelico va presa sul serio”, affermano. “La chiamata a essere operatori di pace deve farsi storia e vita delle comunità”.
È proprio sulle proposte alla comunità cristiana, ma anche alla politica, che i vescovi mostrano radicalità e profezia. “Le necessità della difesa non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana”, ammoniscono. Riguardo al commercio di armi chiedono “un rinnovato impegno internazionale per il controllo degli armamenti” da promuovere anche a livello di Unione Europea che invece - notano - “potrebbe essere ulteriormente allentato dal piano ReArm Europe”.
Ma soprattutto rilanciano l’obiezione di coscienza e il servizio civile per una difesa non militare: “In un tempo in cui governi, attori politici e perfino opinioni pubbliche considerano la guerra come strumento privilegiato di risoluzione dei conflitti, occorre il coraggio di vie alternative per dare sostanza al realismo lungimirante della cura della dignità umana e del creato”.
Di più. La CEI evoca anche l’obiezione bancaria per indicare il disinvestimento dai quei soggetti finanziari coinvolti nelle dinamiche di guerra e l’obiezione professionale come “gesto di chi rifiuta di mettere le proprie competenze professionali e lavorative a servizio di aziende orientate alla produzione di armi”. Non manca l’impegno a rivedere il tema dei cappellani militari per “prospettare forme di presenza meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare”. Insomma per i vescovi italiani la pace può e deve essere “disarmata e disarmante”.







