Prendi il largo e getta le reti
Dopo 21 anni di vita missionaria in Bangladesh, molti dei quali spesi nella formazione e nel tirocinio di laici e religiosi dediti all’evangelizzazione e alla formazione delle nuove generazioni, nel 1994 fui richiamato in Italia per collaborare al Centro saveriano d’animazione missionaria (Csam), il centro editoriale e multimediale di Brescia, con le riviste mensili Cem Mondialità, Missione Oggi, Missionari Saveriani, Videomission, Libreria dei popoli.
Lascia stare quel coso!
Venuto da un paese povero, ma già tecnologicamente evoluto, ero l’unico saveriano a usare un PC nel lavoro giornalistico. Ricordo che una mattina uno dei direttori fece irruzione nel mio ufficio e mi gettò sul tavolo un blocknotes e mi puntò sulla mano una bic: “Questi usa, carta e penna, e lascia stare quel coso, che fa solo perdere tempo!”.
Rimasi allibito, perché quella persona usava sì “carta e penna”, ma poi aveva bisogno di una segretaria che battesse i testi al computer, li stampasse, li correggesse… fino alla forma finale, facendo ampio uso anche di forbici e colla. Più tardi, imparò anche lui a usare quel “coso” e a scriversi e inviare le e-mail, concedendo, tra l’altro, un apprezzabile risparmio di tempo e denaro.
Nuovi linguaggi, alla mia età…
Dopo 22 anni a Brescia, unico giornalista vivente in congregazione, ho trascorso il 2016 alla Pontificia Università Lateranense, per prepararmi a partecipare al futuro della comunicazione missionaria. Non è stato facile, alla mia età, assimilare le nuove tecniche e i linguaggi della comunicazione multimediale: Web mission, la missione sul web, per persone che riescono ancora a sognare!
Anziani e giovani insieme, che partecipino in modo consapevole alla “ardua missione” di raccontare e comunicare il vangelo e la fede cristiana alle genti del mondo di oggi.
La convinzione di base è motivata dalla medesima chiamata: “Vieni e seguimi, sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10); “Prendi il largo e getta le reti per la pesca” (Lc 5,5). E dallo stesso mandato missionario di Cristo: “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15). La missione è unica, e appartiene a Cristo, missionario del Padre. A noi spetta collaborare e preparare la sua visita e l’incontro delle persone e dei popoli con Lui (Lc 10, 1ss).
Il modo più efficace è sempre stato e permane quello di “entrare nelle case e portare la pace” (Lc 9-10), cioè l’approccio e il colloquio personale e famigliare. Ma in ogni epoca la missione ha risposto, con maggiore o minore fedeltà, con mezzi e modi diversi, cercando comunque di adeguarsi ai tempi e inventando nuovi linguaggi.
Agli inizi, una persona coraggiosa
San Guido Conforti (1865-1931), fondatore dei saveriani, era eccellente nei contatti personali e nelle visite alle famiglie e alle comunità. Ed era altrettanto entusiasta delle tecnologie moderne. All’insegna del motto, “Veder Dio, cercar Dio, amar Dio in tutti e in tutto”, già nel 1922 scorgeva le nuove opportunità della missione: “Compendio tutto in una sola parola: Laboremus! Lavoriamo nell'agitare, nel diffondere l'idea missionaria per formare la coscienza del dovere apostolico; ora specialmente in cui tutto pare ci dica che è suonata l'ora della salvezza; ora che l'aeroplano, la vaporiera, il piroscafo, il telegrafo, il telefono hanno tolto tutte le distanze…
Tutto il mondo insomma, per questo felice insieme di circostanze, è aperto alla libera espansione del vangelo”.
Era stato Conforti stesso a incoraggiare i giovani saveriani Bonardi, Frassinetti e Fontana ad acquistare una cinepresa (in legno!) e girare filmati per l’animazione missionaria: “Il nido degli aquilotti” (1924, primo film missionario in assoluto), “Fiamme” (1928, ambientato in nord America), “Africa nostra” (1931, con riprese in nord Africa). In un tempo in cui “queste invenzioni venivano giudicate dai più come “ordigni diabolici”.
Il Conforti e i social media
Ovviamente, il mondo e la tecnologia sono molto cambiati nel corso dell’ultimo secolo. Ma sono certo che il Conforti, che auspicava “fare del mondo una sola famiglia in Cristo”, appoggerebbe in pieno la presenza dei missionari sui nuovi mezzi di comunicazione, che la tecnologia oggi ci mette a disposizione:
in particolare, i social media che riducono le distanze e avvicinano i popoli in modi inimmaginabili solo vent’anni fa.







