Pillole di saggezza, La spiritualità dell’incontro
Da: CÍCERO
Il sorriso e l’abbraccio fraterno spesso valgono più di mille parole. Ma in vari incontri, abbiamo anche raccolto parole, a volte solo sussurrate, cariche di sapienza. Queste parole ci hanno accompagnato nelle lunghe ore di corriera; hanno nutrito la mente e il cuore lungo le notti insonni per il traballare del veicolo sulla strada dissestata. Hanno reso più leggero il peso del viaggio.
Fortunati noi: “siamo di Dio”
Durante l’incontro con il p. Marcello Zurlo, su una baracca sospesa su palafitte nell’acquitrino, abbiamo letto questa scritta: “Il Signore ha cura di noi suoi figli”. Come non continuare il nostro cammino missionario con questa certezza nel cuore?
“È bello essere di Dio e appartenere soltanto a lui” - questo ci ha detto p. Dante Mainini mentre ci parlava della consacrazione missionaria e religiosa. Non c’era bisogno che la dicesse; la si leggeva nel suo volto gioioso, di missionario quasi novantenne. È vero, siamo del Signore e lui ci invia ai fratelli ad annunciare il suo nome.
In casa di João Evandro, la mamma parlando di un malato si domandava: “Perché soffrono gli innocenti?”. Ha risposto il papà, con voce ferma: “Per la gloria di Dio”. Non so se questa sia una grande teologia o una spiritualità corretta. So che Gesù rispose così agli apostoli, a proposito del cieco nato.
La saggezza di una vita di fede
Un pomeriggio abbiamo visitato un vecchio cacique. Vive in una casetta di legno in città, a Redenção. Non è più in funzione, ma quando i problemi sono complicati chiamano ancora lui, il vecchio capotribù. Sono cristiani, lui e la moglie. Dopo d’averci salutato, ci ha mostrato l’anello nuziale. Poi ha preso la mano dell’anziana signora e ha detto: “Questa è l’alleanza e non l’ho mai tradita”. Caro cacique, tu hai capito perfettamente cosa significa essere “segno dell’alleanza fra Dio e il suo popolo”!
Infine, la vecchia signora, pelle e ossa, seduta nel corridoio del ricovero “San Giovanni di Dio”, rifugio per mendicanti e malati raccolti sul marciapiede da p. Gugliotta. Uno di noi le ha chiesto: “Vengono a trovarti i tuoi parenti?”. La donna lo guarda stupita. Dopo una pausa, risponde: “Non ho parenti. Miei parenti sono le suore e padre Francesco”.
Per questo vogliamo essere missionari: per essere fratelli di tutti; per stringere legami di parentela - non di carne né di sangue - con ogni uomo e donna della terra; per fare del mondo una sola famiglia.







