Hanno tracciato il cammino
Da: ERICO e JOÃO EVANDRO
Il nostro viaggio spesso si è trasformato in pellegrinaggio. Noi brasiliani diciamo “romaria”, a ricordo di chi andava a Roma. Abbiamo fatto una romaria ai santuari delle comunità saveriane e verso i popoli che loro amano e servono. Abbiamo compiuto una romaria alle tombe di coloro che qui hanno lavorato e hanno lasciato tutto, anche i loro resti mortali. Molti missionari hanno aperto il solco e facilitato il cammino degli altri.
Noi ricordiamo coloro che qui sono sepolti, di cui abbiamo visitato le tombe.
Nella cattedrale di Abaetetuba, il vescovo Frosi dom Angelo, come qui è chiamato con affetto (1924-1995). È ricordato ovunque, con il suo volto sorridente. Davvero ha lasciato un solco indelebile di amabilità, di serena bontà, di dedizione al suo popolo.
Nel cimitero di Abaetetuba, la tomba di p. Mario Lanciotti (1901-1983), fedele a Dio in Cina e in Brasile, si è dedicato ai poveri ed è vissuto da povero. Nell’ultima malattia ha scelto l’ospedale dei poveri, nel dormitorio con loro. E anche la tomba di p. Carlo Mantoni (1942-1998), l’appassionato della Parola e della natura, il dispensatore dell’Eucaristia e della carità.
A Concordia, è sepolto Luigi Cazzulani, (1937-1997), il fratello consacrato a Dio e ai poveri. Lo ricordano ancora i suoi “ragazzi”, che egli sapeva togliere dalla strada per riunirli con il calcio e portarli al catechismo e lanciarli nell’apostolato.
A Moikarakó, dove è morto il diacono Santiago Cimarro (1962-2000), ricordiamo le parole del suo vescovo mons. Krautler: “Santiago ha voluto una sola cosa: essere missionario dell’amore di Dio in mezzo a quelli che il mondo rifiuta. È vissuto con semplicità nel villaggio, tra gli indio kayapó”.
Per loro una preghiera; per noi un impegno: continuare a tracciare le strade di evangelizzazione, da loro aperte con tanta generosità.








