Per non voler tornare in Italia…
La storia della presenza dei missionari saveriani in Indonesia inizia nel 1951, quando furono espulsi dalla Cina. Questo triste evento è diventato un mezzo dello Spirito Santo per espandere l'area di missione dei saveriani oltre la Cina, verso altre nazioni asiatiche. I primi otto saveriani decisero di non tornare in Italia, ma di fermarsi in Indonesia, arcipelago composto da oltre 17mila isole.
Il lavoro missionario inizia a Padang, sull’isola di Sumatra. La maggioranza della popolazione locale era musulmana di stretta osservanza, così i saveriani s’impegnano nel campo dell'istruzione e dell’assistenza sanitaria. La comunità cristiana è composta da circa duemila battezzati, tutti immigrati dei gruppi etnici cinesi, nias, giavanesi e batak. Con il tempo, il piccolo dispensario che i saveriani avevano messo in piedi, diventa l’ospedale più noto della zona Yos Sudarso.
Nel 1952, i missionari Cappuccini olandesi, che lavoravano a Padang, si ritirano lasciando il loro territorio ai saveriani. Nel 1961 questo territorio diventa diocesi e il primo vescovo è proprio un saveriano, mons. Raimondo Bergamin.
Nel 1952 i saveriani aprono una nuova area di apostolato nel comprensorio delle isole Riau (Bengkalis, Selat Panjang, Bagansiapi-api). Anche qui, la comunità cattolica è composta da immigrati di gruppi etnici cinesi, giavanesi e batak. Negli anni '80 queste isole conoscono un aumento di popolazione a causa di una trasmigrazione di giavanesi promossa dal governo, ma anche di natura spontanea.
Nel 1954 i saveriani fanno un ulteriore passo in avanti dando vita alla missione nelle isole Mentawai. Si tratta di una catena di settanta tra isole e isolotti che si estendono per circa 150 chilometri, al largo della costa occidentale di Sumatra, le cui isole maggiori sono Siberut, Sipora e Sikakap.
Questi territori non erano stati mai toccati dai missionari cattolici. I saveriani si trovarono ad affrontare una società isolata molto diversa da quella delle altre isole maggiori. La gente del posto viveva generalmente di pesca, con lingua e costumi propri. I saveriani concentrano il loro lavoro nei settori educativo, sanitario, sociale e religioso. Nel campo dell'istruzione sono i primi ad aprire scuole nei villaggi. In seguito arriverà la collaborazione del governo.
Nel 1970 i saveriani si spostano sull’isola di Giava e nello stesso anno iniziano la missione a Jakarta, capitale dell'Indonesia, dove ancora oggi servono due parrocchie, Bintaro e Toasebio. Sebbene la maggioranza della popolazione indonesiana segua l'Islam, l'opera missionaria dei saveriani, entrata nel suo ottavo decennio, ha raggiunto una vasta area e ha prodotto anche risultati incoraggianti, in particolare l'emergere di nuove vocazioni missionarie nella popolazione cristiana indigena. Questo rappresenta una grande speranza non solo per l’Indonesia, ma anche per tutta la Chiesa.







