Pensavi di ritornare a casa…
Un gruppo di dieci giovani sono stati in Thailandia, nella missione adottata delle diocesi del Triveneto. Hanno fatto anche esperienza di lavoro con i contadini del posto e di fraternizzazione con i giovani, superando gli enormi ostacoli della difficile lingua locale…
Hanno comunicato specialmente con il linguaggio della vita. Manuela e altre due persone tornate dalla Thailandia, hanno scritto questa profonda riflessione (una specie di poesia), che volentieri pubblichiamo.
Poi ritornerai a casa, o almeno così pensavi. Sei di nuovo a casa, ma non da solo. Quel mondo che avrai incontrato verrà con te, non rimane in aeroporto. Non basta la prima notte di nuovo nel tuo letto o la prima serata con gli amici. Quel mondo rimane dentro di te e ci rimarrà.
Niente di strano, dirai, ma non è così semplice. Da ora in poi anche quello è il tuo mondo. Così, le uscite con gli amici non hanno più lo stesso sapore. Così, quando il telegiornale ripete le solite cose, ti chiedi: “tutto qui?”. Così, quando incroci un fratello di colore per la strada, tendi l’orecchio e ti chiedi: “che lingua parla? Da quale mondo verrà?”.
Così, quando chiudi la porta la sera, non potrai più lasciare fuori tutto il resto del mondo.
In una parola, diventi un po’ straniero anche quando sei a casa. Non c’è più un mondo che ti esaurisce, in cui ti ritrovi fino in fondo.
Dentro di te ce n’è sempre anche un altro, che ti ricorda che non per tutti è scontato cenare prima di andare a dormire, che non tutti si salutano allo stesso modo, che non tutti domattina potranno alzarsi… Sarai stato da straniero in quel paese di missione e da ora in poi vivrai un po’ da straniero anche a casa tua.
Non succede così a tutti. C’è gente che colleziona viaggi in paesi lontanissimi, ma in realtà non si muove mai da casa sua. Non è sufficiente entrare in un altro mondo. Occorre essere disposti a lasciare che un nuovo mondo entri a far parte di te. E così ti ritroverai a essere sempre un po’ straniero.







