Laicato saveriano: Guardare il cielo con i giovani
di: Nuccia e Carmine.
A gennaio, nella casa di Ancona si è svolto il "Tabor", un percorso di discernimento vocazionale per giovani che vivono la propria esperienza di fede con i saveriani. Nella celebrazione Eucaristica conclusiva ascoltavamo i giovani che condividevano ad alta voce i frutti della loro esperienza. Nei loro interventi non c'erano nostalgia né progetti entusiastici; c'erano invece profondità e concretezza. Erano consapevoli che l'esperienza del "Tabor" aveva dato loro la possibilità di sostare con il Signore per ascoltarlo, per lasciarsi amare e illuminare da lui, per poi riprendere il cammino nella direzione intravista. Ascoltavamo, e gustavamo il privilegio di essere con quei giovani che hanno saputo attingere all'abbondanza della grazia e della speranza.
Commentando il vangelo del giorno (Epifania), padre Enzo ha espresso la sua gioia: "Tornando dalla missione in Colombia, avevo immaginato l'Italia come «un vecchio che guarda per terra». Invece, in questi giorni mi sono accorto che c'è ancora «gente che guarda il cielo», come i magi dell'Oriente".
È vero! Noi abbiamo fatto un pezzo di strada con questi giovani capaci di "guardare il cielo"!
Con loro, anche noi abbiamo "alzato lo sguardo" per poi guardare la realtà da quel punto di vista. Ci è venuto in mente che noi adulti, anche di fronte all'invito di Dio di "alzare il capo e guardare", ci lasciamo condizionare troppo dalle "difficoltà", invece di farci prendere dalla speranza. Camminare con i giovani - che Giovanni Poalo II ha chiamato "le sentinelle del mattino" - è un dono grande, a cui noi non vorremmo rinunciare mai.
Grazie a Dio, che ci stupisce con i suoi doni, e grazie ai giovani che camminano con Lui. Essi esprimono la novità evangelica che da oltre duemila anni non smette di farsi strada per dilatare nel mondo il regno di Dio. Possono aiutarci ad alzare il capo e a guardare la storia e il futuro con quella speranza che scaturisce dallo "spirito di viva fede che ci fa vedere Dio, cercare Dio, amare Dio in tutto". È il bell'invito del beato Conforti.
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