Parrocchia missionaria, scuola di cultura
Tema del "Paginore" di questo numero: "La Parrocchia tra le acque degli oceani"
Siamo tutti invitati a continuare nella riflessione e nell'impegno per vivere la missione alle genti, anche come preparazione al prossimo Convegno missionario nazionale che la chiesa italiana terrà dal 27 al 30 settembre a Montesilvano (Pescara).
Nel mese di febbraio abbiamo presentato "La parrocchia tra le case degli uomini", con due esperienze di parrocchie missionarie, una nella città di Taipei (Taiwan) e l'altra nella periferia di San Paolo (Brasile).
In queste pagine presentiamo altre due esperienze che provengono dall'arcipelago indonesiano.
L'Indonesia, con 220 milioni di abitanti, distribuiti su oltre 13 mila isole tra le acque dell'oceano Indiano e dell'oceano Pacifico. Con l'85 per cento della popolazione musulmana, è la più popolosa nazione islamica al mondo. I cristiani sono il 10 per cento, la percentuale più alta in Asia, dopo le Filippine.
Le due esperienze indonesiane sono attuate in contesti molto diversi tra loro. Da Jakarta, la grande metropoli capitale dell'Indonesia, con 12 milioni di abitanti, padre Francesco Marini, ex superiore generale dei saveriani, descrive brevemente l'organizzazione della parrocchia con i punti forti di collaborazione dei laici e lo sforzo per rafforzare la pastorale di proposta evangelica e di approfondimento della fede. Gli altri due articoli sono di padre Matteo Rebecchi, che lavora nelle isole Mentawai, a ovest dell'isola di Sumatra.
Il giovane missionario cremonese sembra inserirsi bene nella scia dei grandi pionieri saveriani che hanno annunciato il vangelo tra le popolazioni primitive. Ecco una sua convinzione, sintesi del suo pensiero sulla parrocchia missionaria: "In missione, si incontrano mondi nuovi, si fanno tante cose. Ma mi sembra di capire che prima di tutto la missione è un'esperienza che cambia il cuore del missionario e lo fa incontrare con Dio, che si rivela con nomi e volti nuovi".
Qui la missione si compie in canoa e a piedi. E ci vuole un grande senso di equilibrio!








