Papa Francesco e la sintesi dei trenta viaggi apostolici in Italia
Papa Francesco ha compiuto 30 viaggi apostolici in Italia. Famoso e simbolico il primo a Lampedusa l’8 luglio 2013, manifestando la vicinanza ai migranti e la denuncia dell’indifferenza globale di fronte alle tragedie nel Mediterraneo.
Il 4 ottobre 2013 si reca ad Assisi per affidare il suo pontificato all’ispirazione a San Francesco con pace e povertà. Ritornerà per firmare l’enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale. Dove è stato, oltre ai classici incontri con le autorità, il clero, i consacrati e le consacrate, visita le prigioni, incontra anziani e ammalati, mangia con i poveri, mostra vicinanza alle vittime della criminalità organizzata, visita quartieri popolari, incontra i lavoratori in luoghi di crisi. Papa Francesco ha privilegiato viaggi verso luoghi di periferia, segnati da problemi sociali, economici e spirituali, testimoniando una Chiesa vicina agli ultimi e ai bisognosi.
Sono da ricordare i pellegrinaggi sulle tombe di preti delle periferie. Papa Francesco ha compiuto un viaggio a Barbiana, il 20 giugno 2017, per rendere omaggio a don Lorenzo Milani, il sacerdote ed educatore fiorentino noto per il suo impegno nell’istruzione dei poveri e la difesa degli ultimi. Francesco ha voluto ribadire la sua attualità e importanza, valorizzando la sua visione educativa. La scuola di Barbiana, con il motto “I Care” (Mi sta a cuore, mi riguarda, me ne occupo), rappresentava un’educazione inclusiva, attenta ai più deboli e lontana dall’indifferenza. Sottolinea il legame tra fede e giustizia sociale. Don Milani si batté per i diritti degli ultimi, con impegno educativo e la sua fedeltà al Vangelo, nonostante le incomprensioni subite anche da parte della Chiesa. Questa visita ha rappresentato una sorta di “riabilitazione” ufficiale della figura di don Milani, riconoscendolo come un esempio di presbitero missionario, educatore e profeta del suo tempo.
Lo stesso giorno di Barbiana, papa Francesco si è recato a Bozzolo (MN) per pregare sulla tomba di don Primo Mazzolari, un’altra figura profetica della Chiesa italiana del Novecento. Don Mazzolari (1890-1959) è stato un prete, scrittore e parroco di Bozzolo, noto per il suo impegno a favore dei poveri, la difesa della pace e la sua visione di una Chiesa vicina agli ultimi. Fu un precursore del Concilio Vaticano II, parlando di Chiesa povera e missionaria quando questi temi erano ancora poco sentiti. Criticato da alcuni settori ecclesiastici, fu anche sorvegliato e censurato per le sue idee progressiste. Fondò la rivista Adesso, con cui denunciava le ingiustizie sociali e invitava la Chiesa a un rinnovamento spirituale. Francesco ha riconosciuto il valore profetico del suo messaggio, in linea con la visione di una Chiesa in uscita che il Papa stesso promuove. Ha riabilitato la sua figura, spesso considerata scomoda nel suo tempo, ma oggi considerata come un punto di riferimento per una Chiesa più vicina ai poveri e agli emarginati. Ha sottolineato l’importanza della sua testimonianza di fede e carità, specialmente nei momenti difficili della storia, come durante il fascismo e la Seconda Guerra Mondiale. Entrambi erano preti scomodi, profetici, appassionati del Vangelo e degli ultimi.
Papa Francesco ha visitato Alessano (LE), in Puglia, il 20 aprile 2018, per rendere omaggio a Don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta scomparso nel 1993, noto per il suo impegno per la pace, la giustizia sociale e la Chiesa dei poveri. Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi dal 1982, Presidente di Pax Christi Italia, movimento cattolico internazionale per la pace, promotore di una Chiesa povera e vicina agli ultimi, secondo lo spirito del Concilio Vaticano II, è stato autore di scritti profondi sulla speranza, la nonviolenza e l’accoglienza. Nel 1992 guidò una marcia della pace a Sarajevo durante la guerra nei Balcani, testimoniando il suo impegno concreto per la Pace. Don Tonino Bello è stato un modello di pastore che incarna lo stile di Chiesa che Francesco desidera: semplice, accogliente, senza privilegi. Una visita per sottolineare il valore della pace e della nonviolenza, temi centrali nel magistero di Don Tonino e per richiamare la Chiesa a stare vicino ai poveri e agli ultimi, come Don Tonino predicava con il suo celebre motto “Chiesa del grembiule”, che indicava una Chiesa che serve con umiltà.
Papa Francesco ha reso omaggio a Don Pino Puglisi il 15 settembre 2018, recandosi a Palermo, in occasione del 25° anniversario del suo martirio. Don Puglisi è stato assassinato dalla mafia il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, per il suo impegno nel sottrarre i giovani alla criminalità organizzata. Parroco del quartiere Brancaccio di Palermo, una zona fortemente controllata dalla mafia. Fondatore del Centro "Padre Nostro", opera educativa per i giovani, con l’obiettivo di offrire alternative alla vita mafiosa. Con il suo carisma e la sua testimonianza cristiana, ha sfidato il sistema mafioso senza armi, ma con il Vangelo. Fu ucciso dalla mafia per il suo lavoro di evangelizzazione e di recupero sociale. Beatificato il 25 maggio 2013, riconosciuto dalla Chiesa come martire della fede. Una visita per confermare il messaggio di Don Puglisi (la Chiesa deve essere una forza di liberazione contro le mafie), per condannare il fenomeno mafioso, ribadendo che “i mafiosi non sono cristiani” e che la mafia è incompatibile con il Vangelo, per incoraggiare il popolo siciliano a non cedere alla paura e a costruire una società fondata sulla legalità e la giustizia. Papa Francesco ha confermato Don Puglisi come un modello di coraggio evangelico, esempio di come la fede possa contrastare il male e costruire speranza. Il suo messaggio resta attualissimo per la lotta alla criminalità organizzata e per l'educazione delle nuove generazioni.
Con i pellegrinaggi sulle tombe di questi profeti un po’ messi da parte dalla Chiesa ufficiale, papa Francesco ha voluto smuovere, scuotere, svegliare la Chiesa italiana mostrando con quale coraggio e speranza va affrontata la realtà.








