Paolo, missionario per amore: Festa del Saverio, Brescia
Mercoledì 3 dicembre abbiamo celebrato il tradizionale incontro con i sacerdoti della diocesi, in occasione della festa di san Francesco Saverio. Padre Mario Menin, rettore dei saveriani di Brescia, ha ricordato che il cardinal Montini, in visita ai saveriani di Desio (MI), aveva definito il Saverio "uomo di desiderio e di molta preghiera". E aveva aggiunto che per essere veri discepoli di Cristo, "bisogna essere gente che sa desiderare". Per p. Menin, nel Saverio si può vedere il grande desiderio di san Paolo, in profonda comunione con Dio: annunciare a tutti il vangelo.
Cosa hai fatto tu per nascere?
Proprio per riflettere su san Paolo, i saveriani hanno invitato mons. Bruno Maggioni, docente di esegesi presso la facoltà teologica di Milano e autore di numerose pubblicazioni. E don Bruno con le sue parole ha scaldato i cuori dei sacerdoti presenti, forse un po' rattrappiti dal freddo.
"La nostra chiesa oggi ha bisogno di tanta Parola di Dio, che la gente ascolta volentieri perché è diversa, ha efficacia e bellezza, non richiede chissà quali strumenti...". La conversione di Paolo non è stata una conversione morale, ma teologica: ha cambiato idea di Dio, scoprendo la gratuità. "Ha capito che il Crocifisso è vivente, e che l'amore di Dio per noi è gratuito. Un esempio è la nostra nascita: cosa abbiamo fatto noi per nascere? Dovremmo ringraziare Dio di più, piuttosto che offrire a Lui solo intenzioni e opere". Dentro la gratuità c'è l'universalità, perché se l'amore è gratuito, è per tutti, - ha proseguito don Bruno.
C'è un perfezionismo dannoso
"La vera motivazione che ha spinto san Paolo a essere missionario non è la conversione dei popoli, ma la sua fede in Cristo che lo ha affascinato, di cui è bello parlare perché sia conosciuto e raccontato".
L'avvertimento di don Bruno è di "non imprigionare la verità nell'ingiustizia. Se il nostro interesse diventa prioritario su tutto il resto del mondo, contribuiamo alla decadenza. Lo Spirito ci rinnova, nutre il nostro desiderio interiore, ci fa sentire la bellezza dell'amore e della fedeltà, del voler bene e del pensare a qualcosa che è più importante di noi".
La peggior schiavitù è la paura di Dio, che ci induce a fare sempre qualcosa. "Attenti a non inseguire il perfezionismo, - insiste mons. Maggioni. Molti a furia di perfezionarsi non hanno il tempo di fare altro. Non cerchiamo la vana gloria. Accettiamoci per quello che siamo, e chiediamo perdono a Dio come a un Padre. I pericoli sono credere in un Dio giudicatore e confondere la libertà con il proprio interesse egoistico".
San Paolo infatti afferma che la libertà sta nella carità e nell'appartenenza a Dio.








