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Padre Virginio Aresi: Una vita per la missione

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Nel trigesimo della sua improvvisa scomparsa

Venerdì 15 gennaio la parrocchia di Brignano con il suo nuovo parroco e circa 40 sacerdoti e missionari che stipavano il presbiterio ha voluto ricordare con la celebrazione della s. Messa l'illustre concittadino p. Takayama Sadayoshi, p. Virginio Aresi, spentosi per infarto ed embolia celebrale all'ospedale di Miyakojono dopo 45 anni di vita in Giappone, di cui aveva voluto prendere la cittadinanza con un nuovo nome e cognome.

Due padri Saveriani che l'avevano conosciuto fin dai primi anni di sacerdozio e poi anche nei lunghi anni di missione hanno descritto minuziosamente il suo carattere riservato, la sua intelligenza acuta, la sua memoria prodigiosa, la sua cultura vasta e profonda, "il suo tormentoso desiderio della missione" come egli stesso aveva scritto nel lontano 1951 alla vigilia della sua ordinazione sacerdotale, il suo zelo ardente che lo portava irresistibilmente a contatto con le persone giovani e adulte, a cui dedicava ore di catechesi anche personale, la sua opera sapiente nel campo scolastico e formativo in Italia per 12 anni e in quello universitario per 25 anni in Giappone dove insegnò come titolare di Storia delle Scienze politiche in cui si era laureato a Padova e di Storia del pensiero filosofico in cui si era laureato a Milano, durante gli anni di insegnamento al Liceo Saveriano di Desio (MI).

Padre Virginio era nato a Brignano il 4 aprile 1927. Entrato nel seminario di Cremonà vi restò sino alla fine del Liceo, maturando in quell'ambiente che trasudava grandi ideali la sua decisione di farsi missionario. Egli scrisse a 20 anni:

"L'attrattiva della vita missionaria risale ai primi anni del seminario. Non ho provato nessun altro entusiasmo più costante, più puro, più forte al quale potessero riferirsi tutti i miei desideri. Sento la necessità, la bellezza e la grandezza di una vita perfetta adeguata pienamente al valore della fede e compendiata nei due comandamenti della carità".

Queste parole sintetizzano perfettamente la vita e le opere di p. Virginio che potremmo definire "un missionario a tempo pieno, un missionario davvero riuscito", che ha fatto onore al suo paese natale, alla sua congregazione  missionaria, a tutta la Chiesa. In tanti anni di insegnamento p. Virginio non ha mai esaurito la sua carica pastorale, il suo zelo ardente per la conversione e la salvezza dei giapponesi. Non poteva limitarsi al lavoro nelle aule dell'Università di Osaka.

Egli fu anche Superiore Regionale per sei anni e parroco in diverse parrocchie, dove svolgeva un'attività intensa e capillare. La sofferenza più grande fu quando il terremoto ridusse la sua chiesa a un cumulo di macerie e dovette abbandonare la sua comunità che fu aggregata a una parrocchia vicina.

Scrive di lui il Superiore: "A Miyakonojo riprese con lena il suo lavoro, stanco e sofferente ma non afflosciato, curando, come aveva fatto nelle precedenti missioni, la comunità dei fedeli, guidando numerosi catecumeni al battesimo, e preparando molte giovani coppie, anche non cristiane, al rito del matrimonio in chiesa. Aveva appena terminato la costruzione di una cappellina e stava progettando la ricostruzione della chiesa, malridotta dal tempo e dagli anni".

Senza ombra di dubbio p. Virginio, che aveva voluto  farsi giapponese con i giapponesi, ha ispirato la sua vita alla preghiera da lui scritta sull'immaginetta dell'ordinazione sacerdotale: "O Santissima Trinità, attirata oggi più che mai nel mio spirito da Gesù, che riceve in Te dal Padre e estende a me la Sua Vita e la Missione di salvare il mondo, rendimi disposto a tutto pur di donare ad altri questa medesima Vita! L'abbiano tutti gli uomini, onde s'accorgano di essere fratelli"!



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