E' morto p. Giovanni Battista Timolina
Missionario in Giappone per quasi mezzo secolo e Cavaliere d'Italia
Si è spento all’alba dell’ 8 febbraio all'età di 84 anni, lui che era stato nell'Impero del Sol Levante per 45 anni. Sperava di morire "a casa sua", in Giappone, e non a Parma nella Casa Madre dei Saveriani, dove era stato chiamato per curare la salute in questi ultimi anni. Era nato a Orzinuovi (BS) il 15.11.1914. Rimasto troppo presto orfano di entrambi i genitori, fu adottato dai nonni a Soncino e trovò nei cugini Ambrogi, specialmente in Giulia, il suo punto di riferimento durante tutta la vita.
Entrato in seminario a Cremona a 11 anni, partì per il Ginnasio per fare il noviziato a Parma tra i Missionari del Beato Guido Maria Conforti, davanti al quale fece la sua professione religiosa due mesi prima della sua santa morte. Ordinato sacerdote il 19.06.1938, rimase in Italia alcuni anni come insegnante in varie Case Saveriane, anche a Grùmone (CR) e Superiore a Pedrengo (BG). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, in cui fu cappellano militare dei marinai per 4 anni, fu destinato alla Cina, da dove fu scacciato nel 1950 dai comunisti di Mao-TseTung.
Non volle tornare in Italia ed entrò in Giappone, nuovo campo di lavoro per tutti i missionari Saveriani che erano stati costretti ad abbandonare la Cina. Dopo un solo anno di studio del giapponese, il vescovo lo fece parroco di Miyazaki e suo vicario, non rendendosi pienamente conto delle grosse difficoltà che p. Gianbattista avrebbe incontrato. In Cina aveva studiato il cinese per ben tre anni e ce ne sarebbero voluti altrettanti per il giapponese.
Così il nuovo parroco potè toccare con mano i problemi linguistici che anche s. Francesco Saverio aveva avuto alcuni secoli prima. Miyazaki era la capitale dell'omonima provincia e la parrocchia, considerata la pupilla della missione, perché simbolo del cristianesimo nella zona, era stata lasciata da un padre Salesiano nelle mani dei Saveriani con troppa fretta.
Comunque p. Gianbattista non si scoraggiò, e confidando pienamente nel Signore, di cui voleva essere servo obbediente, si buttò con entusiasmo nel lavoro, continuando a studiare la nuova lingua e la nuova cultura per incarnarsi sempre meglio nel mondo giapponese. Dopo appena due anni, sentì il bisogno di riposare un po' per ristabilirsi fisicamente. Fu destinato agli Stati Uniti d'America, dove si recò volentieri anche per cercare aiuti in favore delle neonate missioni Saveriane in Giappone.
Ritornato in missione, fu parroco a Miyazaki per ben tre periodi e poi in altre parrocchie, tra cui Miyakanojo, Kioto, Kobe, Osaka. Gli piaceva immensamente la vita missionaria, il contatto apostolico, il ministero sacerdotale, e si dedicava totalmente al suo lavoro senza risparmio di tempo e di energie.
Nel 1980, forse per questa sua profonda donazione personale e la fama che egli meritatamente godeva, l'Ambasciatore italiano di Kioto gli conferì l'alta onorificenza di "Cavaliere d'Italia". Un titolo che spetterebbe a tanti missionari che spendono la loro vita nel mondo, come p.Timolina, senza nessun interesse materiale e con la so la ambizione di "fare del mondo una sola famiglia".
Il Signore accolga nella sua casa questo suo servo fedele, questo autentico "Cavaliere" del suo Regno di giustizia, d'amore e di pace!








