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Congo RD: non basta una firma. L’accordo di pace siglato a Washington lo scorso 4 dicembre (tra Congo RD e Ruanda) tanto atteso dalla popolazione dell’Est del paese è stata una vera e propria delusione. All’indomani, i combattimenti si sono intensificati, i ribelli hanno rafforzato le loro posizioni, moltiplicando gli assalti in varie parti, soprattutto nella pianura del Ruzizi, fino a giungere ad occupare anche la città di Uvira, sede di tutte le istituzioni provinciali, e ultimo bastione della resistenza al nemico. Come sempre, piove sul bagnato: è la povera popolazione a pagare il tributo dei bombardamenti di questi ultimi giorni (decine di persone morte a Luvungi, Sange e Uvira). Una crisi umanitaria ignorata dai potenti di questo mondo, interessati solo alle pietre preziose del sottosuolo congolese. Ad Uvira la gente vive nella paura. I colpi delle armi si fanno sentire in diverse parti della città. Alcune persone stanno fuggendo ed altre non sanno che fare, ma anche la città ora è nelle mani dei ribelli. I nostri confratelli e le nostre sorelle Saveriane si trovano tutti a KilomoniDicono di essere abbastanza sereni fino a questo momento. Chiedono la nostra preghiera (p.Bernard Cibambo Rubibi sx).
Il dottor Javid Adbelmoneim, presidente internazionale di Medici Senza Frontiere (MSF), è intervenuto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: “Il sistema sanitario è al collasso e la violenza sessuale è dilagante, mentre l’accesso umanitario e i finanziamenti si stanno progressivamente riducendo. Non servono nuovi dibattiti politici, serve la volontà di affermare che i civili non sono sacrificabili e che i loro diritti non sono negoziabili”.

Indonesia: piogge torrenziali. L’Indonesia ha subito nelle settimane scorse inondazioni e frane causate dall’ondata di piogge torrenziali, alimentate da cicloni che hanno colpito le province di Aceh, Sumatra settentrionale e Sumatra occidentale. Si registrano quasi mille vittime, oltre 600 dispersi e tre milioni di sfollati. Molti ponti e strade sono interrotti o bloccati, rendendo difficoltoso il tentativo di portare i soccorsi. Tanti villaggi sono isolati, addirittura sommersi nel fango. Alcune delle comunità cristiane a Padang si sono date da fare per preparare generi di prima necessità (cibo, vestiti, medicine, altro). Ma la situazione resta ancora preoccupante: i soccorsi non raggiungono i posti più remoti. Alcune autorità locali si sono arrese per la disperazione o per la complessità della situazione da affrontare e sembra, purtroppo, che il governo nazionale abbia preso alla leggera la situazione (p. Ferdinandus Supandri sx).
Intanto, è stato calcolato che nel 2024 ondate di calore, cicloni tropicali, tempeste, inondazioni e siccità hanno impedito le lezioni in 85 Paesi. Almeno 242 milioni di studenti hanno dovuto interrompere la loro istruzione a causa della chiusura delle scuole per eventi climatici estremi. 

p.6 tania rego agencia brasilCop30: accordo? La riunione sul clima che si è tenuta a Belém in Brasile s’è conclusa con un accordo approvato dall’intera comunità internazionale per consensus (una sorta di unanimità), ma considerato debolissimo da molti Paesi e organizzazioni. Ed è stato platealmente contestato da alcuni Stati che hanno preso più volte parola pur di esprimere la loro rabbia nei confronti delle modalità usate dalla presidenza brasiliana per approvare il testo finale, il Global Mutirão. Non si parla di stop alla deforestazione e nemmeno di piano progressivo d’abbandono dei combustibili fossili, una concessione fatta ai Paesi arabi e produttori di petrolio. Capofila della protesta è stata la Colombia, che aveva precedentemente annunciato l’intenzione di organizzare, con i Paesi Bassi, un vertice extra, con decine di paesi tra i più ambiziosi e vogliosi di portare avanti un’uscita dai combustibili fossili. La Cop30 di Belém verrà ricordata per aver deluso molti (ma non tutti). Almeno, è stata confermata la volontà di triplicare i finanziamenti per l’adattamento da parte dei paesi del nord del mondo verso i paesi più vulnerabili alle conseguenze della crisi climatica (circa 120 miliardi dei famosi 300 miliardi su cui si è tanto discusso l’anno scorso a Baku). Il sistema delle Cop è ancora valido?

p.6 amaglobeli poczobut ls beltaafpzt netgazetiPremio Sacharov 2025. È il massimo riconoscimento che l’Unione europea (UE) conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo per la libertà di pensiero, assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela e ad Anatolij Marčenko. Quest'anno è stato assegnato ai giornalisti Andrzej Poczobut e Mzia Amaglobeli, attualmente imprigionati in Bielorussia e in Georgia. La cerimonia di consegna si è tenuta il 16 dicembre in Plenaria al Parlamento europeo.

Le iniziative

Marcia e lebbra

In occasione della 59ª Giornata Mondiale della Pace, come di consuetudine, la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, Azione Cattolica Italiana, Acli, Agesci, Caritas Italiana, Movimento dei Focolari Italia, Libera e Pax Christi Italia, hanno promosso la 58ª Marcia per la pace, che si è svolta il 31 dicembre 2025 a Catania e prevedeva un cammino in 5 tappe. 

p.6 AIFO Locandina GML25 1Domenica 25 gennaio 2026 si celebra la 73ª edizione della Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, simboleggiata da un abbraccio che unisce e guarisce. È possibile partecipare alla raccolta fondi diventando volontario o facendo una donazione (https://www.aifo.it/sostienici/donazione-singola/). Giunta alla sua 73ª edizione, rappresenta per AIFO un momento fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul diritto alla salute di miliardi di persone. Cercate nelle piazze e in rete il miele solidale. 

La voce dei vescovi

Aiutiamo gli sfollati e preghiamo per la pace

p.6 Figaredo Alvargonzalez EnriqueLa testimonianza di p. Enrique Figaredo Alvargonzález, Prefetto Apostolico di Battambang, in Cambogia.

Siamo in un momento di grande tensione, le ostilità al confine tra Thailandia e Cambogia continuano. La gente ha molta paura e gli sfollati cambogiani sono oltre 200mila. L’appello di papa Leone per la pace, all’udienza del 10 dicembre, ci ha dato grande consolazione e speranza. Accogliamo la preoccupazione e la sofferenza della gente e cerchiamo di donare il nostro conforto. La gente si chiede soprattutto il perché, non comprende le ragioni di una tale escalation. Crediamo che motivazioni legate alla politica interna in Thailandia abbiano una forte influenza sulla questione. Dinamiche politiche portano i militari thailandesi a ricercare, anche tramite questa guerra con un nemico esterno, una gloria nazionale che restituisca unità al paese. Ma anche in Thailandia vediamo che la gioventù non condivide questo approccio, e chiede la pace.
People rest at a shelter, following recent clashes along the disputed border between the two countries, according to authorities people have been killed across three border provinces, in Surin province, Thailand, July 24, 2025. REUTERS/Pansira Kaewplung     TPX IMAGES OF THE DAYQuesta sofferenza unisce ancora di più la nostra comunità nella comunione e solidarietà reciproca. In un’estesa situazione di grave disagio, Caritas Cambogia fornisce cibo, acqua, istruzione, protezione e supporto psicosociale a 3.200 famiglie. Inoltre, sta contribuendo a realizzare 20 nuovi campi per sfollati, fornendo 1.500 rifugi temporanei, supporto alimentare e servizi igienico-sanitari per 5.000 famiglie, ma anche assistenza psicosociale e protezione per bambini e adulti. L’intensità e la diffusione geografica di questi attacchi hanno provocato una paura diffusa e lo sfollamento di civili. Sono oltre 78mila gli studenti a casa da scuola per motivi di insicurezza.

Una storia speciale

I medici del Sudan

p.6 sudan trauma care in khartoumIl 2025 è stato un altro anno tragico per molti, intrappolati in conflitti feroci di cui ancora non si vede la fine. Non tutti affrontati in modo uguale dalla comunità internazionale e conosciuti dall’opinione pubblica. La situazione del Sudan è, per numero di vittime e mancanza di soluzioni percorribili a breve termine, la più grave crisi dell’anno, e probabilmente la meno conosciuta. Eppure, resterà nella storia del paese anche come l’anno della resilienza, della condivisione, della solidarietà. I medici che sono rimasti nel Paese, coordinati nel Sudan Doctors’ Network, hanno garantito, per quanto possibile, le cure sanitarie anche a costo di mettere in pericolo la propria vita (1.204 gli operatori uccisi). Medici e paramedici sono ancora nel Paese e operano dove e come possono. Recentemente il loro contributo è stato riconosciuto e premiato in diverse prestigiose occasioni, aprendo una finestra di speranza per la loro azione.



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