La storia di Isidoro e Letizia
Cerco di descrivere soprattutto, ma non solo, la vita di una famiglia africana, a sud del Sahara, che ha consolidato gli elementi positivi della sua cultura tradizionale, abbracciando la fede cattolica.
Siamo nel nordovest del Camerun, a 1.400 metri di altitudine, su un altipiano fertile dal clima mite, poco infestato dalla zanzara, portatrice di malaria.
Il miracolo dell’amore
Parlo della famiglia di Isidoro e di Letizia, che hanno capitalizzato tutta la ricchezza della famiglia, generando ben undici figli, vigorosi e sani come loro, di cui trovate la foto in questa pagina. Isidoro e Letizia non erano ricchi, ma dotati di una forza morale e fisica che non teme la fatica e sa industriarsi in mille modi per migliorare la vita della famiglia.
Dopo anni di fatiche e risparmi, hanno abbandonato il sud, poco salubre, e si sono trasferiti al nordovest più vivibile, dove erano riusciti ad acquistare un terreno ampio e fertile. Isidoro è un uomo laborioso e intraprendente, ma la colonna della famiglia è lei, Letizia. Energica e instancabile, ottima educatrice, ha trascinato i figli nel bene, con i suoi esempi. Generare undici figli non è fatica da poco; eppure questa donna non ne è rimasta fisicamente impoverita.
È il miracolo dell’amore ai suoi figli e alla vita.
Una sorpresa al giorno!
Ho conosciuto Letizia quando sono andato a lavorare, con il catechista Luca, in una succursale della missione saveriana di Bafoussam in Camerun. Nella succursale tutto era povero ed essenziale: la baracca in cui abitare, una branda su cui riposare, un piccolo tavolo, due sgabelli e un catino per lavarmi.
Il catechista era stato ospitato da una famiglia cristiana, ma il pasto di mezzogiorno lo consumavamo insieme. Siamo rimasti sbalorditi dal primo giorno, quando abbiamo visto arrivare mamma Letizia, insieme a due figlie, con il pranzo da offrirci e una tovaglietta candida per il piccolo tavolo. Aveva preparato un ottimo pollo in una salsetta deliziosa e piccoli pani di polenta di mais bianco, ancora caldi.
Ricordo che Luca aveva sgranato gli occhi felici: non gli era mai stato offerto un pranzo così invitante! E in me l'ammirazione si era trasformata in commozione, vedendo la delicatezza premurosa di quella donna verso il missionario, venuto a lavorare tra la sua gente. E tutti i giorni della settimana c’era una sorpresa, nonostante fosse una mamma che doveva pensare anche ai suoi undici figli e a suo marito.
L’Africa di domani
Ha ragione il sociologo francese Jacques Giri, che nel suo libro "L'Africa in crisi" afferma:
"È lei, la donna africana, che formerà prima degli uomini, prima della scuola, prima della radio, del cinema e della televisione, l'Africa di domani. Nelle sue mani si trova la sorte delle generazioni future, e non sono cattive mani!".







