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La nipote ricorda il missionario originario di Villaverla, uno dei volti noti in Italia e nel mondo del carisma della famiglia saveriana (da “La Voce dei Berici”, 29 ottobre 2017).

P. Marino Rigon, missionario saveriano, traduttore di Tagore e di molti altri autori bengalesi, studioso della lingua e della cultura bengoli, ha concluso a 92 anni, la sua vita terrena. Era il 20 ottobre, nella casa dei saveriani di Vicenza.

P. Rigon, missionario e studioso, è stato il volto, in Italia e nel mondo, della chiesa del Concilio Vaticano II e del carisma saveriano, tanto che il governo del Bangladesh, il 14 marzo del 1982, gli ha conferito il Premio letterario “Kobi Jasim Uddin”. Nel 1999 diventa Accademico olimpico onorario di Vicenza e il 20 ottobre 2012, Accademico ambrosiano. Questi riconoscimenti aiutano, in qualche misura, a comprendere la preziosa eredità che p. Marino lascia alla famiglia, ai saveriani, a quanti lo hanno conosciuto e stimato, a Vicenza. In occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Vicenza nel 1997, diceva: “Non sono mai riuscito a separare la vita di povertà degli anni trenta, della guerra e insieme la bellezza di un Monte Berico, di una Rotonda, l’arte del Palladio della Basilica Palladiana, l’arte teatrale di Villaverla, dalla poesia e dalla realtà del Bangladesh”.

Delle energie profuse nella divulgazione delle opere letterarie bengalesi testimoniano le numerose pubblicazioni realizzate da autorevoli case editrici italiane. A cominciare dal 1964 Guanda, grazie alla sua traduzione, pubblica il Ghitangioli, opera Nobel di Tagore, e a seguire le editrici Lief, Esca, Galeati, S. Gaetano, Book, Fabbri, Tea-Mi, Paoline.

L’impegno per l’incontro tra Oriente e Occidente vede p. Marino continuamente impegnato nella valorizzazione di tutte le forme artistiche, da quella del ricamo, al teatro, alla musica, alla pittura. Negli ultimi anni di vita, al limitare della foresta del Sunderbond, egli guida la costruzione di chiese, rispettose della sensibilità architettonica dei bengalesi e della liturgia.

La scelta dei poveri fa da filo conduttore alla sua intensa e infaticabile opera di promozione umana ed evangelizzazione, della scelta della lingua e della cultura come luogo di incontro tra uomini, popoli e civiltà, del dialogo tra credenti, nel rispetto della libertà della coscienza tra l’uomo e Dio.

Così p. Marino parlava della sua vita: “I primi passi cominciarono sulle vie della malattia e dell’analfabetismo della popolazione del Bangladesh, dei senza terra e dei senza casa. E, in realtà, in questi campi, ho pensato di dare aiuto fino in fondo: educazione, risanamento, acquisizione di terra e di una casa propria. Come in ogni arte c’è uno stile, così nel lavoro missionario c’è una strada, una mentalità, un ideale da tenere presente: l’Uomo! Sulla base “uomo”, ho posto le fondamenta della mia missione, senza considerare la religione”.

P. Rigon, nel concludere questa riflessione si poneva un interrogativo: “Fu ed è la mia missione un successo?”. La risposta può venire da questi ultimi tre anni passati a Vicenza, dove, circondato e coccolato dai confratelli, dai suoi cari, dagli amici, da quanti debbono a lui il successo nella vita e nella fede, si è accoccolato in Dio. “Nella voce degli uomini sembra di sì; ma davanti a Dio non ho il coraggio di proclamare vittoria!”.



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