P. Meo Elia e la novità del Vangelo
Evangelizzare è l’impegno di ogni cristiano, ma per noi Saveriani portare ad gentes il Vangelo del regno e vivere quell’essere Chiesa in uscita di papa Francesco, è addirittura il carisma specifico. Padre Meo Elia in tutti gli anni della sua vita saveriana (69!) l’ha compreso e l’ha vissuto in modo coerente con le sfide della storia e gli insegnamenti della Chiesa. Grazie, carissimo Meo!
Non intendo ripercorrere qui il cammino missionario di p. Meo che dal 1957 ad oggi si è svolto tra Parma e Brescia, il Congo RD e l’Amazzonia e poi di nuovo l’Italia, finalmente a Desio e qui, pur brevemente, in Casa Madre, tra incarichi importanti e il quotidiano servizio, intelligente e specifico, spinto dalla passione per la missione di Gesù e della Chiesa. Per amore della missione egli ha lasciato la sua terra e la famiglia a Villafranca Piemonte e la diocesi di Torino ed è entrato tra i Saveriani.
La missione ad gentes è stata la guida, il compito e l’interesse unico della sua vita. Fin subito dopo l’ordinazione fu incaricato di promuovere le vocazioni missionarie e ben presto egli intese coinvolgervi anche laici e laiche per superare quella barriera colonialista e clericale che caratterizzava la missione prima del Concilio e che ancora stenta a scomparire. Lavorò per vari anni nella redazione e nella direzione di Fede e civiltà e poi anche di Missione Oggi, sempre attento a sottolineare il bisogno di aggiornare il modo di essere missionari. Questo - e io posso esserne testimone diretto - fu anche il suo impegno nei dodici anni da lui passati a Roma alla Direzione generale dei Saveriani come consigliere generale e prefetto delle missioni; si è impegnato e, qualche volta ha sofferto affinché noi, come singoli e come istituto, rinnovassimo la prassi e la formazione missionarie orientando l’una e l’altra verso i nuovi orizzonti del dialogo con le culture e verso un’autentica promozione umana, verso una missione semplice, libera da ogni volontà di potenza, per la promozione della giustizia e della pace. P. Meo sognava che i Saveriani fossero non dei ripetitori di teorie ormai superate dalla storia, ma portatori della perenne novità del Vangelo, non operatori di un generico sviluppo, ma dei veri apostoli del progetto di salvezza di Dio.
P. Meo partecipava con serietà alla vita dell’Istituto e ne trattava i problemi, la tenacia con cui difendeva il primato della missione e neppure intendo far conoscere qui quanto vivaci fossero i nostri scambi in sede di consiglio direttivo, quando si trattava di impostare i programmi dell’Istituto, di individuare gli argomenti da trattare nei capitoli e nelle conferenze dei superiori, nell’elaborare la migliore formulazione per i testi delle Costituzioni rinnovate e, soprattutto, al momento del trasferimento di qualche confratello dalla missione al campo della formazione! Neppure intendo ricordare la fatica che insieme facemmo per far accogliere alle alte cariche vaticane le nuove idee della missione (che non erano delle eresie!) e per rivendicare la libertà di innovare nella prassi missionaria! Vorrei infine ricordare che p. Meo non era il classico ‘teorico del partito’, e neppure un improvvisatore o ripetitore di idee altrui. Meo studiava e approfondiva i problemi e ne filtrava le soluzioni attraverso il confronto comunitario, un’esemplare vita di preghiera e una carità semplice e genuina che rispecchiava una intensa e seria vita interiore. Lavorare, stare e viaggiare con lui è sempre stata un’occasione di crescita e anche un vero piacere.
Ma è ora di chiudere il libro dei ricordi, per tornare a ringraziare Dio d’averci dato questo Fratello che ci ha indicato la strada e che ci ha aiutati a migliorare il nostro impegno comunitario. Chiediamogli che ora ci ottenga da Dio altri confratelli che ci aiutino ad affrontare le sfide di questa nuova stagione, non meno impegnative di quelle vissute da lui e a trovare i cammini più adatti per vivere pienamente la nostra vocazione.
Grazie anche ai familiari di p. Meo per avergli permesso di stare con noi.







