P. Matteo Rebecchi, l’amico saveriano
Il 7 giugno scorso, i “ragazzi” del 1965 di Pizzighettone si sono ritrovati con il loro compagno di classe p. Matteo Rebecchi per un momento di convivialità e amicizia. Ci voleva proprio la vacanza in Italia di p. Matteo per riunirci a distanza di anni, dato che dal 2019, causa Covid, non ci eravamo più incontrati.
Non è da tutti avere un Saveriano tra i coscritti! È sicuramente un grande privilegio… Perché non chiedere agli amici che cosa ne pensano? Ho chiesto, quindi, a ciascuno di loro che cosa significhi avere un missionario tra i compagni di classe…
“È un grande motivo di orgoglio e ho immaginato, fin da giovane, che sarebbe diventato un buon missionario. Quando rientra in Italia è sempre l’occasione per ritrovarsi” (Giorgio). “Per me resta sempre il mio compagno di classe delle elementari: è rimasta la persona semplice e affabile che ho conosciuto fin da piccola” (Maria Giovanna). “La presenza di p. Matteo con noi è un’esperienza particolare che ci arricchisce con la sua testimonianza ogni volta che lo incontriamo” (Emanuela). “La sua presenza è rassicurante e in caso di confronto so di poter contare sui suoi consigli. Nonostante la lontananza, si riesce comunque a mantenere un buon rapporto di amicizia” (Laura). “È una gran bella cosa, emozionante; lo conosco da poco, ma è interessante ascoltare la sua esperienza. È una ricchezza culturale e spirituale per tutto il nostro gruppo” (Liliana). “È da sempre un grande amico e lo considero parte della mia famiglia: mio zio materno era un Saveriano (p. Ernestino Luvié) e quindi p. Matteo fa doppiamente parte della mia famiglia” (Mirco). “È una bella cosa avere una presenza spirituale tra noi e ci arricchisce sicuramente; anche le sue celebrazioni sono sempre molto interessanti, soprattutto quando racconta della terra di missione” (gli amici di Regona Stefania, Luca, Pietro e Marco). “Ammiro p. Matteo per questa scelta così radicale, pensando a quelle che avrebbero potuto essere le sue aspettative di vita: una brillante carriera lavorativa, le sue passioni sportive e musicali, i suoi svariati interessi… È davvero una testimonianza di Fede” (Paola).
A questo punto, ho chiesto anche a p. Matteo cosa significhi per lui ritrovarsi ogni tre anni con i sui compagni di classe, visto che non ha mai perso un appuntamento.
“È sempre simpatico incontrare gli amici del 1965. Si percepisce un forte senso di accoglienza, dello stare insieme e delle amicizie che durano nel tempo. Più seriamente: non potrei essere là in missione se prima non ci fosse stata un’esperienza con i miei amici qua. Ho per i miei amici una vera gratitudine perché quello che io sono ora è anche grazie a loro e alle esperienze vissute insieme. La mia crescita spirituale e umana è frutto di questi rapporti. Se pensiamo a quello che dice Papa Francesco, non possiamo sbagliare: la Chiesa è missionaria se è Chiesa che manda e io sono stato inviato dall’ambiente in cui sono cresciuto e vissuto”.
È davvero un bel pensiero di riconoscenza per il nostro gruppo di amici! Vorrei concludere con una citazione di San Charles de Foucauld che, per anni, non riuscì a rivedere gli affetti più cari in Francia: “Non ci si allontana mai dalle persone che amiamo se ci avviciniamo a Dio”.
Non ci resta che darci appuntamento alla prossima festa, serbando nei nostri cuori questi preziosi ricordi.







