P. Benigni new entry ad Alzano
Alla fine di agosto è arrivato nella comunità saveriana di Alzano, p. Franco Benigni con l’incarico di rettore ed economo. Gli abbiamo rivolto alcune domande per conoscerlo e per farlo conoscere a voi lettori e lettrici.
Cosa provi per questo nuovo inizio?
Sono molto contento di venire ad Alzano per il servizio che i nostri superiori mi hanno richiesto. Anche perché sono bergamasco di Rovetta e questo significa un po’ ritornare a casa. Sono stato ordinato presbitero nella congregazione saveriana nel 1978 e mi sono trovato sempre contento nello svolgere la funzione che di volta in volta mi è stata indicata, anche se, accettare i cambi, esige sempre un atto di fede.
Dove sei stato prima?
Sono stato in Messico, dove sono arrivato nel 1993 e poi negli ultimi quattro anni, dopo il rientro in Italia, a Desio, in Brianza.
Il Messico è grande sette volte l’Italia... dove hai lavorato?
A San Juan del Rio, Salamanca, Arandas e Guadalajara. I Saveriani in Messico, benché abbiano alcune missioni con gli indios, si dedicano soprattutto alla formazione di nuovi missionari. I Saveriani messicani sono un centinaio circa. Oltre all’attività pastorale, ho collaborato come insegnante per quasi vent’anni con l’Istituto Universitario di filosofia, IFFIM di Guadalajara.
Un missionario cosa valorizza di una cultura?
L’incontro con le persone. Perché la cultura è il ritrovarsi di persone che insieme vivono in una società.
Hai nostalgia del Messico?
Certamente. Averci lavorato con gioia per quasi trent’anni, che è una buona fetta di vita, significa averci lasciato un po’ il cuore, per cui anche a me resta la nostalgia per il “México lindo y querido…” (Messico bello e amato). Tuttavia, quando i superiori mi hanno proposto di lavorare in Italia, ho accettato con gioia perché qui si serve sempre la missione, anche se in tutt’altro modo.
Oggi la missione dei Saveriani è cambiata?
È sotto gli occhi di tutti il cambio di prospettiva che è avvenuto circa la missione negli ultimi trent’anni. Un tempo era inevitabilmente eurocentrica. Le comunità cristiane europee hanno dato moltissimo in termini di persone e di mezzi; oggi però abbiamo la fortuna che il Vangelo, anche se talvolta in modo parziale, è stato annunciato in tutto il mondo e che pertanto i missionari, e così anche i Saveriani, provengano da tutti i continenti.
Quali sono i valori della cultura messicana?
Tra i primi valori che la gente del Messico coltiva e conserva, credo ci sia quello di un profondo, intenso senso religioso della vita. Dio è presente nella natura e nei fatti, cioè nella storia personale e nazionale. E la sua provvidenza si manifesta anche nell’amorosa compagnia della Madonna con il suo popolo. La guida che la Virgen de Guadalupe fa con il suo popolo è una convinzione comune. Infatti, la devozione a la Morenita del Tepeyac è profondamente radicata nel popolo.
Hai un ricordo che vuoi raccontare?
Sono certamente moltissimi in quasi trent’anni di vita missionaria. Voglio ricordare quei pellegrinaggi a cui ho partecipato come cappellano, ovvero presbitero accompagnatore. E in particolare i pellegrinaggi a cavallo nel centro della “meseta” del Messico centrale. Nel Paese è molto sentita la pratica spirituale del pellegrinaggio. Il fedele lascia indietro la vita quotidiana e “parte all’avventura” superando difficoltà e affrontando la fatica di un viaggio, più o meno lungo, verso un santuario della Vergine Maria per il suo incontro con Dio e con se stesso. Anche la nostra vita è un pellegrinaggio verso Dio, insieme a coloro che Egli ci ha messo accanto per aiutarci in questo cammino che ha in Lui il suo compimento.







