P. Battista Mondin, teologo in bicicletta... testa e gambe
E' stato motivo di gioia il ritorno di p. Battista Mondin nella comunità saveriana di Roma, dopo quaranta giorni di degenza in ospedale per un intervento all’anca.
Padre Mondin è conosciuto anche come scrittore di filosofia, teologia, storia della chiesa, antropologia.
Al suo attivo ha più di cento libri e migliaia di saggi. Si tratta di opere poderose e profonde, ma di una chiarezza invidiabile. La sua "Storia della metafisica" consta di tre volumi di oltre 2000 pagine! È senza dubbio il teologo italiano più tradotto e studiato anche all’estero. Nell’ottobre del 2003 il presidente Ciampi l’ha insignito della medaglia d’oro per il suo contributo alla cultura.
Sempre sui pedali
Tanti altri, però, conoscono p. Mondin soprattutto come atleta. Chi l’avrebbe mai detto che una "testa" così eccelsa possa avere anche buone "gambe"? Ebbene, p. Mondin è un bravissimo ciclista e alpinista. Per farsi un’idea dell’uomo Mondin, riportiamo ciò che di lui ha scritto Gianmario Colombo, in occasione della festa dei 50 anni della società ciclistica "Udace".
"Domenica 29 ottobre 2006. L’ora solare regala tempo all’alba sul mare, giunta con il suo abito più splendente, per non mancare a una festa tutta d’oro per il nostro cinquantesimo, che a Riccione è durata tre giorni. Non è mancato nemmeno il nostro padre Battista Mondin, filosofo, teologo e ciclista.
L’abbinamento della bicicletta con la teologia e la filosofia, a ben rifletterci, non è insolito. Non porta forse la bicicletta, con i suoi silenzi solitari, a pensieri più profondi? Non porta forse il contatto con la bellezza della natura a domande che trascendono verso quell’Oltre che è il mistero del Motore Primo, cioè Dio?
Le sue quattro "devozioni"
Padre Mondin, in paramenti d’oro, ha celebrato la Messa di chiusura del cinquantesimo, in una chiesa splendente degli ori delle aureole delle schiere di santi dipinti nell’abside. Nell’omelia, p. Mondin ha enumerato le sue quattro devozioni.
La prima a Maria, sentendosi sin da fanciullo sotto l’ampio manto della Madonna di Monte Berico, e ricordando la Madonna del Ghisallo, protettrice dei ciclisti, nonché gli indimenticabili ciclo pellegrinaggi da lui guidati (tre a Lourdes, tre a Cestokova, due a Fatima). La seconda devozione è per gli Angeli custodi, devozione un po’ dimenticata per queste angeliche figure che sospingono verso Dio, così come nella bella immagine dell’angelo che sospinge il ciclista su un’erta salita. Le due altre devozioni riguardano la Trinità, nel suo splendente mistero, e il Cristo, via dolorosa ma anche radiosa, seguendo la quale si trova la beatitudine già qui sulla terra.
Padre Mondin è stato talmente profondo e chiaro nello spiegare, con ragione e fede, il mistero della Trinità, che persino sant’Agostino, suo ideale maestro, si sarebbe con lui compiaciuto, e un po’ anche con noi zucconi, che qualcosa abbiamo percepito di questo vortice d’amore fra il Padre e lo Spirito che ha per nesso il Cristo". (Gianmario Colombo)
Il monumento al ciclista
A p. Battista riesce difficile rassegnarsi ad appendere la bicicletta al chiodo. Ma muscoli, nervi e ginocchia non reggono più la fatica. E non possiamo dimenticare che p. Battista ha compiuto ottant’anni lo scorso dicembre.
Gli siamo stati vicino anche a fine gennaio, quando ha perso il fratello Marcello. Per l’occasione egli ha raccontato un po’ com’era la sua famiglia. Marcello voleva pentare missionario, come il fratello Battista e le due sorelle. Ma il papà l’ha supplicato: "Se penti prete anche tu, la famiglia Mondin si sfascia!".
Così Marcello ha scoperto la vocazione alla terra e alla famiglia e ha corrisposto molto bene. Ha formato una bella famiglia, con tre figli e quattro nipotini. Ha messo su un’invidiabile fattoria, pur avendo iniziato con due vaccherelle. E davanti a casa sua, sul fronte stradale, ha aiutato p. Battista a costruire il capitello-monumento al ciclista: un ciclista in bici, un angelo che dà la spinta e passa la borraccia dell’acqua, e la Madonna che guarda compiaciuta e benedicente.








