Ottobre e Vivere per dono
Ci siamo. Il palazzo scricchiola pericolosamente. Appena poco tempo fa (agosto), il presidente francese Macron sorprendeva i suoi concittadini con uno sgradevole trillo di sveglia, perché - diceva - stiamo vivendo un punto di svolta o un grande sconvolgimento. In particolare, annunciava la fine, o quella che potrebbe essere la fine, “dell’abbondanza e della spensieratezza”.
Per una sua certa inaspettata crudezza, il discorso non può non evocare sopite reminiscenze bibliche, là dove il sacro testo parla della fine del tempo delle vacche grasse e di quando Gesù si presentava alle folle annunciando che il Regno di Dio era vicino e che bisognava convertirsi (accorgersene).
Certo, se è così, e con tutto il rispetto per Macron, saliamo ad altezze autorevolmente superiori. In realtà, è da qualche anno che la pentola è in ebollizione (per utilizzare un’altra immagine, oltre a quella del palazzo) e non si poteva fare finta di niente. Ricordate i “niente sarà più come prima”? Eppure, la pentola ha continuato a borbottare, acquistando addirittura fosche accelerazioni con tanti fuochi nuovi, che si sommavano all’iniziale incendio pandemico. Scommettiamo che, forse, neppure questa sarà la volta buona e continuerà la spensieratezza?
Il mio intento qui non è quello di proporre soluzioni tecniche. È un discorso valoriale. Senza un profondo e diffuso risveglio delle coscienze individuali, le cicale continueranno a suonare le loro cetre per sovrastare l’impegno delle laboriose formichine. Il palazzo che scricchiola è nelle nostre mani e ci è stato dato in dono, in affido. Il profeta Geremia scriveva: “È come una pernice che cova uova altrui, chi accumula ricchezze in modo disonesto”, dove le ricchezze sono il dono che Dio ci ha fatto e che noi usiamo con la più ipocrita delle disonestà. Ci muoviamo come se non avessimo responsabilità nei confronti di chi ha affidato a ciascuno di noi cinque talenti, due o uno, perché li facessimo fruttare, con tanto di finale resa dei conti. Responsabilità in prima persona.
Quello che stiamo vivendo è il Mese Missionario 2022, iniziato nel segno del “Festival della missione” promosso da Fondazione Missio, dalla Conferenza degli Istituti missionari presenti in Italia ed altri (Milano, 29 settembre - 2 ottobre). Il titolo del Festival è “Vivere perDono”. Nella mente di coloro che lo hanno elaborato - come scrivono essi stessi - intendevano sottolineare “il senso della cura, la necessità delle relazioni, mentre dono dice la logica dell’empatia e della stessa missione, come epifania dell’amore infinito di Dio per l’umanità, senza distinzioni”.
Visto il tenore di quanto scrivo sopra ci sta, credo, anche una mia aggiunta personale ed è quella di riconoscere sì il regalo che Dio ci fa per dono e pure, di trasformarlo in perdono.







