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Notizie: Italia/Pace, Burundi, Bangladesh, Giappone, India

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Italia: Appelli per la pace - Vescovi per la pace

Si moltiplicano in Italia gli appelli per la pace, contro la guerra in Iraq, contro tutte le guerre. I vescovi italiani, nel Comunicato conclusivo dell’ultimo Consiglio tenutosi a Roma lo scorso settembre, facendo eco alle parole del cardinale Ruini, hanno espresso la loro preoccupazione per il conflitto ormai cronico tra i popoli palestinese ed israeliano. Hanno inoltre riaffermato l’esigenza di individuare "percorsi alternativi all’ipotesi di una guerra preventiva nei confronti dell’Iraq, una guerra che avrebbe inaccettabili costi umani e gravissimi effetti destabilizzanti sull’intera area medio orientale e su tutti i rapporti internazionali". I vescovi ripropongono, inoltre, l’invito del Papa ai responsabili della diplomazia mondiale di porre il perdono come criterio centrale nella risoluzione dei conflitti tra i popoli. "Di fronte al diffondersi di interpretazioni egoistiche dei diritti, del culto della forza e del successo, del rifiuto della legge morale, l’annuncio del Dio ricco di misericordia può colmare la distanza tra l’uomo e Dio e nello stesso tempo può ridefinire i rapporti degli uomini tra loro".

Missionari per la pace

Le missionarie e i missionari, rappresentanti di tutti gli Istituti ed Enti missionari operanti in Italia nell’Animazione (SUAM), hanno recentemente emesso un appello sull’urgenza della convivenza fraterna tra i popoli della terra. Convinti che la guerra non solo non risolve i problemi, ma è contraria alla Costituzione Italiana (art. 11) e al diritto internazionale vigente, i missionari fanno appello ai politici e governanti del nostro Paese "affinché non si lascino travolgere dalla logica - che sembra affermarsi sempre più oggi nel mondo - secondo cui le scorciatoie della forza, delle armi e della guerra debbano essere i percorsi più celeri ed efficaci per regolare i rapporti conflittuali tra i popoli o per debellare violenze e terrorismi. E’ una logica immorale ed inefficace a spirale esponenziale, un percorso senza ritorno".

I missionari si uniscono al recente appello del Papa: "Bisogna costruire insieme una cultura globale della solidarietà, che ridia ai giovani la speranza nel futuro... Solo dalla verità e dalla giustizia possono scaturire la libertà e la pace. Su questi valori è possibile costruire una vita degna dell’uomo. Fuori di essi c’è solamente rovina e distruzione" (Udienza generale, 11 sett. 2002). Concludono il loro appello così: "Il dialogo è l’unica soluzione ragionevole, non solo per risolvere i rapporti conflittuali che hanno radici remote ma anche per prevenire il sorgere di nuove conflittualità e per vivere e governare nella pacifica convivenza".

Pax Christi per la pace

Mons. Tommaso Valentinetti, appena eletto nuovo presidente di Pax Christi Italia, ha espresso un deciso ‘No’ alla violenza e all’uso delle armi nelle contese nazionali ed internazionali. In una sua dichiarazione alla Misna, l’Agenzia degli Istituti missionari italiani, il vescovo dichiara: "Alla guerra hanno dato aggettivi diversi, per renderla più accettabile: guerra giusta, guerra umanitaria, lotta al terrorismo, guerra preventiva. Ma la nostra linea è tracciata da un cammino di fede. Non possiamo farci chiudere la bocca da chi vuole convincerci che la guerra, anche se a malincuore, è necessaria e inevitabile. Occorre perseguire la via della trattativa per evitare il conflitto".

A 40 anni dalla pubblicazione dell’enciclica "Pacem in terris" di Papa Giovanni, Pax Christi organizzerà un convegno sulle motivazioni bibliche e teologiche del "No alla guerra". Il titolo è provocatorio: "Smilitarizzare Dio".

  • Altre Notizie

Il Premio "Vita Giusta" al Centro Giovani di Kamenge

Il parlamento svedese ha istitutito il "Premio Vita Giusta" (Right Livelihood Award), una specie di Premio Nobel Alternativo, per chi ingrana il modo giusto di vivere e di risolvere i problemi.

Quest’anno il Premio è stato assegnato a tre modi giusti di vivere: Kvinna Till, una Fondazione svedese; Martin Almada, un avvocato del Paraguay, prigioniero politico durante il regime militare del dittatore Alfredo Strossner; il Centro Giovani di Kamenge, Bujumbura in Burundi.

Il Centro Giovani di Kamenge è stato fondato dai missionari saveriani nel 1991; attualmente lo frequentano più di 15 mila giovani delle due etnie burundesi hutu e tutsi. Da molti anni, dirige il Centro il saveriano padre Claudio Marano. Alla notizia dell’assegnazione del Premio, p. Claudio ha manifestato la sua soddisfazione: "Questi giovani hanno bisogno che il loro lavoro venga riconosciuto. Il premio è proprio per loro, per questi giovani che, lavorando gli uni accanto agli altri, hanno cercato di abbattere le barriere create dal conflitto ed hanno fatto amicizia. Si tratta di un processo lungo; ma è anche l’unico modo per riuscire a risolvere i problemi di questa terra".

Il Premio sarà consegnato a Stoccolma il 9 dicembre 2002. Questa la motivazione: "In riconoscimento per l’esempio e il coraggio con i quali il Centro Kamenge ha fatto vedere che, nonostante i nove anni di guerra civile, i giovani di differenti etnie possono vivere e costruire il loro futuro insieme, nella pace e nell’armonia".

Uno slogan del Centro Giovani recita: "Le diversità non sono causa di tensioni, ma fonte di speranza per tutti". Una verità che tutti dovremmo credere e sostenere.

Bangladesh: Donne aggredite con l’acido

Nonostante le denunce e l’impegno di sensibilizzazione di molte persone ed organizzazioni, il numero di donne aggredite con acido solforico in Bangladesh è in aumento. I casi registrati nel 1999 erano 136; 222 nel 2000; 341 nel 2001. Nei primi nove mesi del 2002 sono già stati denunciati 339 nuovi casi.

Le cause di questa atroce forma di violenza contro le donne sono: il rifiuto a prestazioni sessuali, il rifiuto a proposta di matrimonio, le liti coniugali. Le aggressioni generalmente danneggiano la vista, l’udito, la respirazione, le braccia e deformano il volto delle donne, per l’effetto corrosivo dell’acido. Per recuperare almeno parzialmente le parti e le funzioni danneggiate occorrono complicati interventi di chirurgia plastica ricostruttiva.

Sono varie le organizzazioni che assitono le donne ustionate. La Coopi ha inviato recentemente un medico ed una infermiera con l’intento di formare équipe di medici, infermiere ed operatrici sanitarie che possano intervenire con le necessarie cure mediche e psicologiche. In molti casi, infatti, occorre garantire alle donne aggredite un percorso di assistenza psicologica per aiutarle a ritrovare il coraggio della propria identità. L’iniziativa è collegata alla campagna Un volto per la vita. Anche i missionari sono impegnati a restituire dignità a queste persone. Fratel Giuseppe Masolo, il missionario saveriano di Vicenza recentemente scomparso, per anni si era adoperato ad assistere numerose ragazze e donne bruciate dall’acido.

Giappone: Il primo sacerdote giapponese missionario in Africa

Dal Giappone all’Uganda: don Motoyanagi Takashi, un sacerdote di 41 anni della diocesi giapponese di Yokohama è il primo prete diocesano giapponese a diventare missionario in Africa. Ora sta imparando la lingua del luogo. Dal prossimo anno, egli presterà il suo servizio pastoprale nella giovane diocesi di Kotido, che ha in tutto nove parrocchie, per un totale di 110 mila cristiani e solo dieci sacerdoti. Tra la popolazione del vasto territorio sono molto diffusi costumi religiosi e sociali tradizionali e la pratica della poligamia.

La diocesi di Yokohama ha istituito una Commissione per prepare sacerdoti per le missioni d'oltreoceano. Vari sacerdoti desiderano dedicarsi all’attività missionaria anche fuori del Giappone.

India: Cristiani, Hindu, Musulmani e Sikh contro l’odio di religione

I cristiani di Nuova Delhi, in India, si sono uniti ai rappresentanti hindu, musulmani e sikh in una marcia in favore della convivenza pacifica e contro ogni forma di odio in nome della religione. La marcia, per sensibilizzare la popolazione alla pace tra tutte le religioni, è durata cinque giorni, toccando varie località vicine alla capitale indiana, ed è terminata davanti al monumento del grande profeta della convivenza pacifica Mahatma Gandhi, il 2 ottobre scorso, giorno commemorativo della sua nascita.

L’ultimo giorno, alla marcia hanno preso parte anche il vescovo della chiesa anglicana del Nord India e l’arcivescovo cattolico di Nuova Delhi. Migliaia di studenti ed i loro insegnanti di varie religioni, provenienti dalle numerose scuole della capitale, hanno marciato portando striscioni con le scritte:

"Basta con l’odio!", "Viviamo in pace!", "Viva lo spirito di pace!", "Viva Gandhi!".



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