Non più schiavi, ma fratelli
Dal messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della pace 2015 (1° gennaio).
La sempre diffusa piaga dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo ferisce gravemente la vita di comunione. Eppure, alla luce della Parola di Dio, possiamo considerare tutti gli uomini “non più schiavi, ma fratelli”.
Oggi, a seguito di un’evoluzione positiva della coscienza dell’umanità, la schiavitù è stata formalmente abolita nel mondo. Eppure, ancora oggi milioni di persone sono private della libertà e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù. Penso a tanti lavoratori e lavoratrici asserviti nei diversi settori, ai migranti, alle persone costrette a prostituirsi, alle donne forzate a sposarsi, a quelle vendute in vista del matrimonio. Penso a quanti, minori e adulti, sono fatti oggetto di traffico per l’espianto di organi, per essere arruolati come soldati, per l’accattonaggio, per attività illegali, o per forme mascherate di adozione internazionale.
Oggi come ieri, alla radice della schiavitù si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto.
Ma altre cause concorrono a spiegare le forme contemporanee di schiavitù: povertà, sottosviluppo, esclusione, corruzione, conflitti armati, violenze, criminalità e terrorismo.
Spesso, osservando il fenomeno della tratta delle persone, si ha l’impressione che esso abbia luogo nell’indifferenza generale. Se questo è, in gran parte, vero, vorrei ricordare l’enorme lavoro silenzioso che molte congregazioni religiose, specialmente femminili, portano avanti da tanti anni in favore delle vittime. Ma da solo non può naturalmente bastare. Occorre anche un triplice impegno a livello istituzionale di prevenzione, protezione delle vittime e azione giudiziaria nei confronti dei responsabili.
Invito ciascuno a operare gesti di fraternità nei confronti di coloro che sono tenuti in stato di asservimento. Siamo di fronte a un fenomeno mondiale che supera le competenze di una sola comunità o nazione. Per questo motivo lancio un pressante appello a tutti di non rendersi complici di questo male.








