Non hanno mai smesso di sorridere
“La Madonna ci ha ascoltato”
Due bambini, bellissimi e apparentemente pieni di tanta salute. Si chiamano Gabriel e Jerome, tutti e due della stessa età di 8 anni, frequentano la seconda elementare; e tutti e due nella stessa classe di preparazione alla prima comunione. Due bambini come altri che si possono trovare lungo le strade polverose di questa città di Kasongo, con tanta voglia di giocare e anche di marachelle, con tanta semplicità di vivere la loro fanciullezza in amicizia senza guardare alla differenza delle loro tribù.
Sono queste le lezioni che i bambini di tutto il mondo continuano a dare agli adulti, che vedono nella tribù una differenza da eliminare e da combattere.
Le case di Gabriel e Jerome sono quasi attaccate, c'è un'unica "avenue" che li divide. Case costruite con tanti sacrifici e con materiale durevole. Case linde di fuori e di dentro, che potrebbero dare a chi le guarda il sentore di una certa civetteria. Case che stanno a dimostrare, nel bel mezzo di tante catapecchie in fango e paglia, un tenore di vita più elevato. Gabriel e Jerome li incontri sempre insieme. Hanno un "grande hobby": sono dei costruttori in erba di modellini di macchine, usando degli originali componenti meccanici ed elettronici che traggono dalla corteccia del banano.
Diremmo che sono capaci di fare delle meraviglie, perché non c'è vettura o camion di Kasongo che loro non conoscano perfettamente in tutti i vari particolari. Dalle loro piccole e delicate mani escono modellini di "Toyota", "Suzuki", "Mercedes". Quante volte mi sono fermato estasiato, a guardare con stupore questi "miracoli". Jerome appartiene ad una grande famiglia di solida tradizione cristiana. Innocenzo e Veronica sono i suoi genitori, cristiani del passato, formati all'antica dai primi missionari, arrivati quasi cento anni fa.
Uno dei suoi fratelli maggiori è sulla strada del sacerdozio nel Seminario maggiore. Papà Innocenzo è il fotografo della citè; ad un certo momento dell'anno scolastico viene preso d'assalto dagli studenti bisognosi di foto-tessera per i loro documenti da presentare per gli esami di maturità.
Gabriel invece non era battezzato; suo padre era musulmano. 'È stato battezzato la notte di Pasqua di tre anni fa. In quella stessa notte fu benedetto anche il matrimonio con mamma Agata, vestita per l'occasione con un bellissimo abito bianco. Gabriel ha una sorellina di due anni più grande di lui, che fa parte del gruppo parrocchiale delle danzatrici liturgiche.
Quando è scoppiata la guerra cosidetta di liberazione, nell'agosto del 1998, il papà di Gabriel si trovava a Kinshasa, la capitale, in visita ad alcuni parenti. Con lo scoppio della guerra tutti gli aeroporti del Congo, piccoli o grandi, furono chiusi al traffico e papà Jean-Marie non potè più far ritorno a Kasongo. Fu una tragedia per tutta la famiglia e per i nostri due amiconi.
Per quattro lunghi mesi Gabriel e Jerome furono assidui ogni mattino alla celebrazione dell'Eucarestia, sfidando a volte anche le paure dei colpi di fucile. Tutte le mattine, allorché entravo in chiesa e vedevo i due inginocchiati al primo banco e con tanto di corona del rosario in mano, sentivo in me una grandissima gioia ed anche un grande senso di compassione.
Un mattino, verso la fine di settembre, all'uscita della chiesa, Gabriel mi aveva detto con faccia sorridente: "Padre, papà sta per arrivare, non tarderà a ritornare tra noi. Stamattina, durante la messa, . ho sentito una voce che mi ha detto queste cose". E fu vero: dopo alcuni giorni ecco il ritorno del papà, via treno. Ci fu tanta gioia. Fu anche l'ultimo treno, perché alcuni giorni dopo tutta la zona fu occupata dai nuovi "liberatori" e Kasong o rimase isolata per lunghi mesi.
Quando Gabriel potè riabbracciare suo papà, lo trovò fradicio di sudore e stanchissimo per il lungo tragitto fatto a piedi e in canoa lungo il fiume Congo. La stessa sera, quando entrai nel cortile per potergli dare il mio "pole" di benvenuto, il saluto della fratellanza, Gabriel e Jerome mi accolsero con un grandissimo sorriso sulle labbra: "Padre, la Madonna ci ha ascoltato. Il Signore è veramente grande. Mungu asifiwe, asifiwe milele".
Durante tutti questi mesi di guerra, andando lungo le strade dei diversi quartieri di Ngene per incoraggiare la gente, cristiana e musulmana, Gabriel e Jerome erano diventati i miei" angeli custodi e mi accompagnavano qua e là. Sempre molto discreti, ma sempre biricchini. Il loro sorriso semplice e trasparente tante volte mi faceva dimenticare la bruttezza di questa guerra senza senso. Essi fanno parte ora del gruppo dei Piccoli Cantori di Ngene. Sono i più piccoli del gruppo.
Hanno tanta voglia anche loro di pensare con speranza a quello che diceva mons. Maillet, fondatore dei Pueri Cantores: "Un giorno tutti i bambini del mondo canteranno la gloria e la pace del mondo".








