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Religione, spiritualità e algoritmi potranno mai collaborare? Se l’è chiesto l’Unione Buddhista Italiana e Davide Lizzani di Focus. E se a dire Messa fosse un robot? E se per andare in paradiso bastasse seguire i suggerimenti generati dall'intelligenza artificiale (Ai) dal profilo ask_jesus sul social network Twitch? L’idea di un sacerdote cibernetico potrebbe sembrare assurda, ma nel mondo orientale ha un solido fondamento nella figura del Bodhisattva, cioè colui che aspira a raggiungere l’illuminazione e vive con lo scopo di aiutare gli altri e liberarsi da ogni pulsione. Quindi, in linea teorica, un Bodhisattva è un'entità senza volontà, una macchina con un unico e precisissimo scopo. Si può andare oltre e a raccontarci più nel dettaglio come elementi hi-tech stiano entrando nella pratica buddhista (ad esempio, lo Zen Metavers, un ambiente a cui si accede anche tramite visore per meditare da remoto).
E in ambito cattolico? Eric Salobir, teologo francese autore del libro Dieu et la Silicon Valley, in un’intervista a Lorenzo Fazzini ha detto. “Il pericolo che vedo per la tecnologia è quello di pensarsi capace di tutto da sola e di bastare a sé. L’uomo invece è strutturalmente relazione aperta all’alterità. E, infatti, quando Adamo ed Eva cercano di farlo da soli, si scoprono nudi, ovvero fragili. Se la tecnologia si concepisce autosufficiente, non c’è più bisogno né posto per Dio. Ma questa visione sarebbe quella di un’erronea chimera, perché la breccia si ripropone di continuo. Il cristiano non deve aver paura della tecnologia digitale, meglio comprenderla e farla comprendere. Il mondo dell’hi-tech tende a costruire un ambiente ex novo, senza tempo né passato. Il cristianesimo invece ha una lunga comprensione dell’uomo, legge il mondo e la storia con gli occhi di Dio. In definitiva, il cristianesimo può offrire un’antropologia robusta e offrire un quadro di comprensione della realtà più vasto. Inoltre, tutto il deposito del pensiero sociale cattolico può risultare fecondo. Il fatto, per esempio, che la Chiesa sia stata la prima a dichiararsi contraria alla schiavitù ci parla di una capacità di giudicare la storia che merita attenzione e ascolto”.



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