Non dimentichiamo p. Dante Mainini
A quasi un anno dalla morte (18 aprile 2018), mi piace ricordare un saveriano che in Brasile ha lasciato tanta nostalgia, p. Dante Mainini. Cresciuto tra le due guerre mondiali (era nato il 1° ottobre 1918 a S. Ilario d’Enza, Reggio Emilia), a vent’anni si sentì affascinato dalla proposta missionaria e chiese d’entrare dai saveriani nel 1939 e fu ordinato presbitero nel 1944. Subito si guadagnò la fama di predicatore. Si formò in Diritto Canonico e divenne professore di Teologia. In seguito, la congregazione lo chiamò ad assumere responsabilità importanti, come formatore dei giovami missionari e consigliere della Direzione Generale. Nel 1972, a 54 anni, p. Dante decise di mettersi a servizio del Regno di Dio, lavorando in Amazzonia.
Arrivando ad Abaetetuba, fu nominato parroco della cattedrale e fu Vicario generale e amministratore apostolico della Prelazia di Abaeté. A 80 anni, cominciò a vivere alla periferia della città, annunciando il vangelo tra i poveri. Si dedicava interamente ai fedeli nella celebrazione dell’Eucarestia e nelle confessioni. Quasi tutte le sere aveva incontri di formazione con gruppi, pastorali e movimenti di spiritualità. P. Dante andava sempre di bicicletta, affrontando il transito fuori di controllo, in quelle strade piene di buche, senza asfalto. Amava il suo popolo ed era molto amato e stimato da tutti. Cercava sempre di dare forza e speranza ai suoi fedeli. Rimane con noi il suo ricordo, la forza della sua parola e della sua testimonianza fraterna e generosa.







