La meraviglia di Pietro…
La testimonianza del cardinal Martini, riportata su questa pagina nel numero di novembre 2022, parlava della sua convinzione profonda: “Lo Spirito Santo c’è, anche oggi; c’è e sta operando, a noi tocca riconoscerlo e accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro”. La stessa convinzione animava Giovanni Paolo II: “L’incontro inter-religioso di Assisi ha voluto ribadire la mia convinzione che ogni autentica preghiera è suscitata dallo Spirito Santo, il quale è misteriosamente presente nel cuore di ogni uomo. È sempre lo Spirito che agisce, quando semina e sviluppa i suoi doni a tutti gli uomini e i popoli e quando guida la Chiesa a scoprirli, promuoverli e recepirli”.
In questa prospettiva, quindi, la missione deve sempre cominciare con un atto di fede: la certezza che il Signore Risorto è presente e in azione nella vita di ogni persona che incontro e nei dinamismi stessi della società. Che io me ne accorga o no, la fede mi dà questa certezza di partenza. Dovremmo sempre avere l’atteggiamento richiesto a Mosè davanti al roveto ardente: “Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa”.
Questa convinzione non ha origini umane. Gli Atti degli Apostoli mostrano come si è formata. Tutto è cominciato quando lo Spirito ha ordinato a Pietro: “Ecco, tre uomini ti cercano: alzati, scendi e va con loro senza esitazione, perché sono io che li ho mandati”. I tre uomini recavano un invito del centurione Cornelio, pagano timorato di Dio. Pietro seguì i tre messaggeri e si recò nella casa di Cornelio che gli raccontò di una visione avuta, che gli aveva chiesto di mandare a cercarlo. “Hai fatto bene a venire, siamo qui riuniti per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato”. Da notare la prima cosa che Pietro disse rispondendo a Cornelio: “Mi rendo conto che Dio non ha preferenze di persone e che, in ogni popolo, chiunque pratica la giustizia trova accoglienza presso di lui”.
Ecco, lo Spirito Santo è presente e lavora nel cuore di ogni persona, anche nei non cristiani. Nostro primo compito è “accorgerci” della sua presenza e della sua azione nelle persone che incontriamo, prenderne atto con gioia e meraviglia. Come ha fatto Pietro: “Mi rendo conto…”. È quello che il card. Martini esprimeva: “A noi tocca riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro”. È ciò che Giovanni Paolo II diceva nei confronti dei doni seminati dallo Spirito in tutti gli uomini: il compito della Chiesa è “scoprirli, promuoverli, recepirli”.
Come possiamo riconoscere la presenza dello Spirito del Signore Risorto? A partire dai segni della sua azione nella vita stessa delle persone. Si tratta di risalire dai segni visibili alla sorgente che li ha generati e anche di far prendere coscienza dell’assenso e della collaborazione che in qualche modo la persona ha offerto. Sappiamo che ogni ingresso di Dio è il risultato di un’iniziativa di Dio, ma anche dell’accoglienza, almeno parziale, che la persona ha dato. Nella realtà di oggi, che ha perso il senso di Dio, non potrebbe essere questo un servizio, sempre possibile, all’annuncio?
Siamo lontani dal pensare l’annuncio solo come una somma di nozioni o informazioni. Siamo a livello di “svelamento”, cioè di aiuto alle persone a fare una scoperta dentro la propria esistenza e la propria storia. Da qui nasce una conseguenza: la necessità di dare importanza agli incontri con le persone e alla loro vita quotidiana. Il Card. Martini suggeriva di chiederci: la persona che sto incontrando, da quale preoccupazione è animata? Quale aspirazione la muove? Che cosa sta cercando? Di quale consolazione ha bisogno nella sua vita personale, familiare, di lavoro? Quali esigenze sente per la società?







