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Tema del "Paginone" di questo Numero: "Brasile: attraverso la soglia del terzo millennio"

Bisogna essere "piccoli" per lavorare. Si chiama "lavoro invisibile" perché nessuno lo vede o fa finta di non vederlo. Una ricerca fatta in Belém ci mette davanti ad una situazione tragica: un vero esercito di bambini dai 7 ai 14 anni riempie le strade più frequentate della città, di giorno, ma soprattutto di notte. Vendono caramelle, gomme americane, ghiaccioli, noccioline. Dai bambini intervistati risulta che quasi tutti sono obbligati dai propri genitori, spesso disoccupati, ad un lavoro estenuante. E sono loro che spesso mantengono l'intera famiglia. La gente a vedere questi bambini girovagare per la città, a quell'ora, laceri e sporchi, spesso si commuove e compra o fa un'elemosina. "Ma perché non vai tu?", hanno chiesto a una mamma. "Ci ho provato, ma la gente si commuove e compra da un ragazzino, a noi adulti nessuno ci guarda".

Claudina ha dieci anni, non va a scuola perché deve lavorare. E' la nonna che la porta fino al centro della città. Con lei vanno tre fratellini, tutti in cerca di quei pochi soldi che insieme permettono a tutti di vivere. La bambina vorrebbe studiare, ma lei passa la notte in strada e torna a casa stanca morta solo alle prime luci dell'alba. Lei sogna di diventare cantante e spesso la si sente cantarellare la musica del "Titanic". Il suo fratellino Marco, di dieci anni, frequenta la seconda elementare. Ha già ripetuto varie volte, ma non ha perso la speranza di studiare: vuole diventare medico per non fare più quella vita da cani.

Mercedes, 12 anni, fa la stessa vita. "Sto in quarta, dice, studio al pomeriggio, ma devo fare uno sforzo per star sveglia. Per voglio continuare, voglio diventare maestra per aiutare tanti bambini a studiare, perché senza lo studio non si è niente".

Priscilla, otto anni, fa una giornata anche di nove ore. Nonostante tutto non vuole smettere di studiare. Vuole diventare medico. Suo fratello Lucio, 14 anni, controlla il ricavato. A chi gli domanda perché sta sfruttando la sorellina lui risponde: "Lavoro per strada da quando avevo sette anni. Crescendo la gente non vuole più comprare da me e passa a comprare da bambini più piccoli. Così io l'accompagno e il ricavato lo portiamo a casa". Ma già parte del ricavato della sorellina va in feste e alcool.

Belém è una grande città. Continuamente partono e arrivano corriere, di giorno e di notte. Le fermate sono piene zeppe di questi bambini che prendono letteralmente d'assalto i passeggeri, per poter vendere qualcosa. Le conseguenze di questa situazione sono spesso tragiche. I ragazzi perdono amore allo studio, crescono con la rabbia in corpo, imparano ad approfittare di tutto, si uniscono in bande; non raramente arrivano a sniffare colla, a drogarsi, a organizzare assalti.

Questo il risultato di una concezione cieca e crudele, che pensa solo al lucro dei già ricchissimi e non si preoccupa di ripartire tra i più poveri.

La disoccupazione aumenta sempre più. C'è una soluzione? Solo un miracolo; e chissà che non avvenga. Molte organizzazioni stanno lottando perché il mondo ricco condoni questa montagna di debiti dei poveri: sono i Paesi ricchi che si sono impadroniti di immense ricchezze di africani, brasiliani, con la scusa di andarli a civilizzare.

Lo stesso Giovanni Paolo II ha supplicato i ricchi a pensare più umanamente, ad approfittare di questo Anno Santo per togliere o per lo meno per diminuire i debiti eccessivi dei popoli poveri. "Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori". Preghiera bugiarda? Non sarebbe ora che noi cristiani la facessimo diventare vera e operativa? Che Dio lo voglia.

Claudina, Priscilla, Mercedes, Lucio, Marco e tutti gli altri bambini di Belém e del mondo intero ci supplicano a farlo, per l'amore di Dio!


 



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