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Non c’è nemmeno il tempo per la nostalgia

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Anche gli smartphone sembrano provare nostalgia… Avete presente quando in automatico il sistema propone storie del passato componendo fotografie e video, proiettandoci nei nostri ricordi? Sono operazioni di memoria personale che strappano sempre un sorriso e forse anche qualche lacrima perché si rivivono giorni felici ed esperienze, il tutto inserito in una successione veloce che ci disorienta per questo tempo che passa troppo in fretta. Scrivo tutto ciò il 21 aprile, ad un anno dalla morte di papa Francesco. Sui quotidiani è tutto un pullulare di ricordi, rimandi, articoli. Davvero commovente l’intervista del Corriere della sera all’infermiere, Massimiliano Strappetti, che s’è occupato di lui nei mesi della malattia e che era presente anche all’alba di quella Pasquetta, quando il suo speciale assistito è salito al cielo. Racconta: “Gli dissi che ero divorziato e lui mi rispose «Che problema c’è?»”. Cercatela e leggetela, perché denota e conferma il tratto umano di Francesco, svelando anche alcuni aspetti inediti della sua quotidianità. 
Manca papa Francesco al signor Strappetti, manca al mondo lacerato, manca anche a me presente in quella piazza S. Pietro nella Pasqua 2025 per l’ultimo suo giro tra la gente, con mia figlia sulle spalle per salutarlo, senza sospettare, pur temendolo, che sarebbe stata l’ultima volta. L’operazione nostalgia è percepibile anche sui social, forse frutto dell’emotività di una giornata. Molti direbbero che la vita va avanti, che ‘morto un papa…’. Il cinismo popolare nasconde sempre una rispettabile verità. Eppure, quei gesti di straordinaria quotidianità, fuori protocollo e al di là degli schemi, erano segni di una prossimità a cui ci aveva abituati e che hanno contribuito a indicare un cammino.
Il tempo non cancella la grande storia, i documenti, le linee offerte ad una Chiesa ospedale da campo. Però, scolorano quei gesti, quei modi istintivi, in dodici mesi in cui altri hanno continuato a scrivere una storia tragica, capitolo dopo capitolo. Ecco che la preoccupazione di ciò che viviamo intorno non ci fa nemmeno assaporare il ricordo. Ci interessa il presente, perché anche il futuro è nebuloso. In tutto questo, mi piace pensare che il primo tifoso di papa Leone XIV sia proprio Francesco, come ha magistralmente disegnato il vignettista Biani sull’edizione del 21 aprile di Repubblica. Un ‘Daje Leone’ che non ha bisogno di commenti, a cui ci associamo e a cui uniamo il nostro grido forte e convinto per la Pace.



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