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Non c’è più tempo perché è arrivato il tempo

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Madagascar, Mozambico, Malawi, Congo RD, Germania, Italia (Emilia Romagna la più recente). Il filo rosso che unisce queste nazioni è semplicemente il cambiamento climatico che ha portato inondazioni, lutti e danni. E prima di loro altre parti nel mondo hanno sperimentato calamità dovute ad una natura che si ribella. Scorrono le immagini del fango da ripulire, delle spiagge da sistemare, di canali e fiumi da deviare. Ripartono le raccolte di aiuti, gli appelli e anche gli inevitabili processi. C’è chi non vuole vedere, credere, pensare e mettere mano a situazioni che ci colgono sempre più impreparati. Ciò che sta accadendo non è paragonabile a nulla che i nostri genitori e nonni hanno visto e vissuto. Geologi, climatologi sono considerati degli uccelli del malaugurio. Le previsioni servono solo per sapere dove poter trascorrere il prossimo week-end senza il disturbo delle nuvole. Non dobbiamo spiegare qui tecnicamente cosa sta accadendo. Esistono comunque dati scientifici che prevalgono sulla percezione. E mettono a tacere le sensazioni. Senza scomodare gli esperti, se siamo dentro ad estati da record di caldo, con siccità prolungata, inverni miti e scarsamente nevosi e poi improvvisamente ci troviamo sotto piogge di un anno che si rovesciano in pochi giorni su una porzione di territorio, qualcosa vuole pur dire. Non possiamo relegare il futuro ambientale alle proteste degli studenti bollate come folklore. Perché riguarda tutti e nelle case evacuate si soccorrono anziani così come bambini e giovani. Non possiamo affidare la protesta alle vernici sui palazzi delle istituzioni o sulle opere d’arte, però le istituzioni devono fare la propria parte, prevedendo piuttosto che gestendo le emergenze. Il tempo non basta mai, ma il tempo è arrivato. L’acqua, l’aridità, gli incendi non si preoccupano dell’Intelligenza artificiale, anzi, spesso si prendono gioco anche di quella umana. La tecnologia dovrebbe aiutare a far star meglio le persone, a renderle davvero ‘sicure’, non essere sottoposta a sterili dibattiti, a giochini di cui sono vittima proprio quelle generazioni già sotto l’occhio del ciclone (ogni riferimento non è puramente casuale) per anni difficili che non sono ancora alle spalle. C’è sempre una percentuale di imprevedibilità. Il rischio zero non esiste. Ma l’azzardo non è contemplato. Perché, poi, tutto è collegato: cambiamenti climatici significano più migrazione e più migrazione porta ad un’altra emergenza da gestire… E si torna da capo.



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