Collaborando con la Sierra Leone, Esempio eccellente di investimento
Da diversi anni visito l'Africa, attirato dalla diversità culturale che affascina chiunque è disposto a recepirne i segnali positivi. In Burundi sono rimasto attratto dalla capacità di ripresa, dopo la guerra che ha fatto quasi un milione di morti. In Kenya, la baraccopoli di Nairobi ha segnato la mia memoria al punto da non dimenticare più quelle immagini, in cui a stento sono riuscito a vedere qualche segno di umanità dignitosa.
Imparare e collaborare
La Provvidenza quest'anno mi ha spinto in Sierra Leone, terra ancora molto sofferente a causa della guerra civile, durata un decennio. Nei diversi viaggi, ogni volta ho la sensazione di imparare cose nuove. Non è utile vedere solo l'arretratezza, che talvolta avvilisce la dignità di chi è costretto a tendere la mano.
Sono convinto, invece, che attraverso la diversità culturale si possono aprire strade di confronto e di collaborazione.
I due motivi che ancora mi spingono verso la Sierra Leone sono proprio questi: il desiderio di imparare da chi, uscendo dalla guerra, ha saputo trovare ancora motivo per sperare in una ripresa dignitosa, e il desiderio di collaborare.
Un progetto ben riuscito
La diocesi di Makeni è un modello al quale guardare per rendersi conto che, nonostante le difficoltà del dopo guerra, la speranza nell'uomo e per l'uomo non va mai perduta. Il Fatima Institute di Makeni, centro culturale voluto e creato da mons. Giorgio Biguzzi, al quale ha dedicato tutte le sue forze il saveriano di Guasila p. Ivaldo Casula, è un esempio eccellente di ricostruzione culturale e di come investire le energie per il futuro dei giovani sierraleonesi.
È bello vedere che la carità spinge verso mete mai facili, in cui è necessario un grande investimento di tempo e di energie per il bene della gente.
Per di più in Africa occorre pensare anche ai tempi lunghi e agli spazi ristretti. Ma ciò che è stato realizzato dimostra che il progetto è già ben riuscito. Speriamo che, in nome di quella collaborazione auspicata, anche il Fatima Institute trovi molti amici in Italia e possa diventare un centro di riferimento in Sierra Leone.
La porta sempre aperta
La diocesi di Makeni si è impegnata anche nella ricostruzione di tante scuole nei villaggi, nella costruzione di pozzi per dare l'acqua alla gente, nel favorire uno sviluppo che punta alla ripresa economica e sociale. La chiesa in Sierra Leone è una minoranza che fa sentire la sua presenza forte e capace di trasformazione, attraverso le persone che lavorano per tale scopo.
La convivenza religiosa è un altro punto importante che rende bello il volto della chiesa in Sierra Leone. Tutti i servizi sono offerti a coloro che hanno bisogno, senza etichette religiose o pregiudizi. È stata per me un'importante lezione vedere che tutti ricorrono al vescovo per ogni necessità. Questo può avvenire solo perché dal vescovo di Makeni si trova sempre la porta aperta.
Piccole gocce di speranza
Ora bisogna lavorare duro per sostenere queste iniziative e collaborare per queste intenzioni di ricostruzione. Molti aiuti si stanno realizzando per il Fatima Institute, per l'ospedale Holy Spirit di Makeni, per il Medical Centre di Lokomasama, da parte della provincia di Carbonia-Iglesias, del comune di Carbonia, della Asl e di altri enti pubblici locali.
Anche oltre l'isola, ci sono amici che lavorano con noi per questo progetto umanitario e caritativo. Tanti medici, infermieri e professionisti hanno aderito al programma per i corsi di formazione di infermieri e ostetriche, da tenersi a Makeni. Altri stanno organizzando una raccolta di fondi per contribuire alla ristrutturazione di alcuni edifici distrutti dalla guerra o per la costruzione di nuove scuole.
Piccoli segni, piccole gocce che non riempiranno il vuoto, ma che sono un frammento di cuore buono dedicato alla Sierra Leone.








