Non basta un Papa..., Il contagio della gioia cristiana
A quanto pare, tutti entusiasti per papa Francesco! E a ragione. Anzi, le ragioni sono tante: è una persona semplice, genuina, spontanea, ottimista, allegra; una persona che non si dà arie e si fa capire, con le parole e con i gesti; una persona che trascina con il suo stile di vita. "Un papa così ci voleva!" - si sente dire dovunque, nelle piazze e nelle canoniche. Ma non basta un papa. Ci vuole una moltitudine di entusiasti (ma non ingenui), per riportare la speranza nella chiesa e nel mondo.
Non abbiamo dimenticato "il semplice e umile lavoratore" Benedetto XVI, papa emerito, che prega invisibile per tutti noi nel raccoglimento di Castelgandolfo. Anche noi ricambiamo con la preghiera, come abbiamo fatto insieme a papa Francesco, dalla prima sera della sua elezione, "perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca". Il suo magistero rimarrà un faro acceso nella tradizione della chiesa.
Ma lo stile è diverso. Roncalli, Montini, Luciani, Wojtyla, Ratzinger, Bergoglio - tanto per nominare i pontefici degli ultimi 50 anni, nell'era post conciliare - ciascuno ha avuto un suo stile, forgiato dai doni di natura e di grazia, dalla formazione ricevuta, dalla corrispondenza alla vocazione ricevuta dal Signore. Non è giusto pronunciare preferenze: i doni vanno accolti tutti con riconoscenza e devozione.
Lo stile di papa Francesco ha piacevolmente sorpreso e continuerà a sorprendere. Non per cose eclatanti; non per disprezzo del trono, delle vesti, dell'oro e dei diamanti... Ma per un ritorno all'essenziale, al normale, al quotidiano.
Qui contano i gesti. Tornare all'ostello in pullmino con i "fratelli" cardinali, portare le scarpe di sempre, pagare il conto, pregare con la gente in piazza e in chiesa, mettersi nello stesso banco, correre alla porta della chiesa per salutare i fedeli, guardare negli occhi le persone, fermarsi e scendere per parlare e ascoltare, accarezzare e baciare, sorridere e ridere di gusto...
Tutto questo vuol dire apprezzare le cose semplici, rinunciare volentieri al superfluo, non ostentare il benessere del lusso, accontentarsi di quel che basta per vivere: la felice sobrietà! Vuol dire dare importanza ai rapporti umani e ai valori genuini della vita; ristabilire l'equilibrio in tutto ciò che conta davvero.
Il contagio del buon esempio deve raggiungere tutti noi. Non possiamo certo portare la scusa che sono cose al di sopra della nostra portata. A cominciare dal buon giorno, buon pranzo, buona sera, buon riposo: tornare a salutarci come fanno le persone civili. A cominciare dalla domenica: "È bello e importante per noi cristiani incontrarci di domenica, nel giorno del Signore, salutarci e parlarci in chiesa e in piazza: una piazza che ha le dimensioni del mondo!".
Insomma, torniamo ad augurarci una vita "buona", nella contagiosa gioia cristiana. Insieme a papa Francesco, fratello e pastore.








