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Con Mario andiamo a Empalme, dal suo barbiere amico. Quando arriva il mio turno, la conversazione si sposta su un tema insolito per un saloon: “Quando le persone si trovano insieme, parlano e discutono di tutto: calcio, politica, mercato, agricoltura, finanze… Ma se uno cerca di inserire il tema di Dio, se ne vanno tutti; non hanno tempo per ascoltare e parlare di Dio. I nostri giovani hanno perso il senso cristiano della vita, non pregano più e la gente non ha più tempo per Dio…”. Aggiungo: “Anche se Dio ha sempre tempo per la gente, e non si dimentica mai di nessuno!”.

In collegamento con il Vaticano

È la prima volta che vivo il Natale in clima estivo. Dopo giorni di tempo variabile, che ha portato inondazioni in varie regioni dell’Argentina, provocando oltre 25mila sfollati e danni enormi, la vigilia di Natale è assolata, raggiungendo i 30 gradi. La celebrazione della “Noche Buena” avviene con il cielo stellato e la luna piena.

Con Maria, abbiamo concordato di partecipare alla Messa serale nella parrocchia di Empalme, alle 20,30, con l’anziano prete don Monton. Mario è contento. Intanto, alla TV annunciano l’inizio della Messa serale con papa Francesco nella basilica di San Pietro, in Vaticano. Qui sono le 17,30, in piena luce solare. Seguiamo la Messa in diretta sulla TV cattolica EWTN.

Tutti notiamo la basilica piena zeppa di fedeli e i molti vescovi e cardinali, accomodati vicino all’altare della Confessione. Ascoltiamo le parole del papa: “La gioia di questa notte viene veramente da Dio: non siamo più soli e abbandonati, e la luce ci indica la strada; non ci è lecito restare fermi; dobbiamo andare verso quel Bambino che è nato per noi, e che da duemila anni percorre tutte le strade del mondo per donare a tutti gioia e pace. Lasciamoci abbracciare da lui, dall’amore di Dio, ci viene l’invito a un comportamento sobrio e sensibile, a un forte senso di giustizia e di compassione, rafforzato nella preghiera”.

Senza campane e con i mortaretti 

Tornato da una Messa in un altro paese, don Monton cerca di attivare le campane e l’impianto audio, ma scopre che il fulmine del 22 dicembre ha danneggiato l’impianto. Deve fare senza campane e senza microfono. La chiesa è quasi piena, e fa caldo-umido. All’inizio della Messa la gente viene a dare il bacio al Bambinello, offerto da don Monton, 82 anni suonati. Il coro anima con canti natalizi argentini, che inneggiano alla “Noche Buena”. L’omelia è chiara e corta, con riferimento a papa Francesco e all’anno della Misericordia.

Al termine, don Monton mi invita ad andare fuori della chiesa per salutare i fedeli e scambiare gli auguri di Natale. La gente è molto affabile e il saluto reciproco è sempre un momento di gioiosa fraternità. Ci starebbe bene anche nelle parrocchie italiane, per scaldarle un po’. Purtroppo, nessuno delle tre famiglie dei figli di Maria che vivono nel paese (Adriano, Marcelo e Fabio) ha partecipato alla Messa. Probabilmente, perché non sono suonate le campane…

A mezzanotte siamo sommersi da uno scoppio continuo e assordante: nel paese e nelle campagne, tutti danno il benvenuto alla “Noche Buena”. Mi viene un pensiero: tante famiglie festeggiano la nascita di Uno che non riconoscono più! Tutti gli argentini sono orgogliosi di papa Francesco, ma il suo messaggio deve ancora scendere nel cuore e nella vita di tanti! In camera, il ventilatore gira, sbattendo l’aria calda dell’estate argentina, anche a Natale.

Gli ultimi giorni intensi

Mario vuole andare fino al filare dell’uva, per vedere cosa si può fare per tenere lontani i passeri… Ispezioniamo il filare delle viti: ci sono dei bei grappoli di uva: bianca, nera e rosata; è bella e sta maturando. Mario strappa vari grappoli di uva bianca e nera e li mangia, anche se è calda e non è ben matura… Gli dico: “Vedo che non sei più preoccupato dei passeri; il passero più vorace sei proprio tu!”. Lui fa una risatina.

Verso le 3 di notte, sento Mario esclamare: “Grazie Signore, mi hai sempre aiutato!”. E aggiunge: “Grazie a Dio che ti ha mandato ad aiutarmi!”… Poi domanda: “Dove sono?”. “Sei in casa tua, a Villa Constituçion!”, rispondo. “E io credevo di essere a Cornuda! Quante volte sono andato a Cornuda (TV) con l’asino e il carro, e non mi è mai successo niente; il Signore mi ha sempre aiutato: grazie Signore!”. Preghiamo un po’ insieme, abbracciati l’uno all’altro. Poi Mario si addormenta.

La Messa in casa di Eliseo

Celebro Messa in casa di Eliseo. La sala si riempie di amiche e amici; vari restano in piedi. Dopo la Messa, con una breve processione, ci rechiamo fuori, per benedire la “cappellina” appena costruita: è in pietra e legno, con due belle statue del Sacro Cuore e della Madonna del Rosario.

Mercoledì 13 gennaio è stato un giorno intenso. Ho passato un’oretta nella vigna, per appendere bottiglie di plastica e sacchi di tela sulle viti, come regalo a Mario, che ci tiene tanto alla sua uva: spero che siano serviti a qualcosa… Ho passato un bel po’ di tempo con lui, facendo gli esercizi al braccio destro libero dal gesso, scherzando e parlando, per godere della sua compagnia in queste ultime ore. Alle 17,30 l’ho salutato, guancia a guancia, ringraziandolo per la sua fraterna compagnia. Entrambi senza parole, solo baci. Poi sono partito per l’aeroporto, il primo aereo fino a Buenos Aires e ripartenza (alle 23.30) per Roma Fiumicino, dove arriviamo con largo anticipo il 14 gennaio (grazie alle correnti d’aria favorevoli, dicono!).

 



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