Testimonianza dalla Georgia
La testimonianza di una giovane di Macomer, in missione a Batumi, in Georgia.
La vita qui in Georgia è così piena che trovare un ritaglio di tempo per mantenere i contatti con voi, amiche e amici, non è facile; e magari quando trovo il tempo, non c'è la luce e così via. Spero stiate tutti bene e, come sempre, anche voi abbiate una bella vita di condivisione intensa.
"Non devi avere paura!"
Sono felice di avere l'opportunità di condividere con voi qualche pensiero su questo tempo in cui il Signore mi chiama a vivere la mia vita in Georgia, in una numerosa e variopinta famiglia. Come comunità "Papa Giovanni XXIII" siamo in questa terra da poco più di un anno. In questo tempo sono passate a casa nostra più di venti persone, ognuna con la propria storia e le proprie fatiche. Sono state per noi altrettanti doni, che hanno arricchito la nostra vita. Ci hanno fatto vedere che la vita è un meraviglioso dono di Dio; che ogni giorno, in modo provvidenziale, Egli ci dà ciò di cui abbiamo bisogno.
Ricordo come se fosse ora il momento in cui don Oreste mi chiese la disponibilità per partire e venire in Georgia. Più volte mi sono chiesta se fossi la persona giusta e se fossi pronta per questa esperienza. Alla fine, dovevamo andare in una terra di missione nuova, dove neppure si sapeva di preciso cosa avremmo dovuto fare. Ma "il don", con la sua solita semplicità e fiducia in Dio, mi ha risposto: "Noi andiamo a portare Gesù e lui si occuperà di tutto; non devi avere paura".
Ascolto, fiducia e famiglia
È vero, il Signore si prende ogni giorno cura di noi e della nostra casa in tantissime situazioni, dalle più semplici della vita quotidiana a quando, meno di tre mesi fa, ci siamo trovati a vivere in stato d'assedio durante quella guerra di cui anche voi avete sentito parlare e visto le drammatiche immagini.
Viviamo ogni giorno con persone che, a causa dell'alcool, hanno perso tutto: lavoro, famiglia e casa; con bambini figli della strada, che usano la colla per sfuggire al freddo e alla dura vita a cui la strada li costringe; con donne che fuggono da uomini alcolizzati e non sanno dove andare con i loro figli. Sono famiglie quasi sempre distrutte.
In ognuno di questi poveri noi incontriamo Gesù che ci chiede di portare insieme questi pesi. Ci chiede di ascoltare persone che nessuno ascolta più, di dare fiducia a chi ormai ha perso tutto, di essere famiglia di chi non l'ha mai avuta.
Camminando a testa alta
Alla fine di ogni giornata, mentre recitiamo la preghiera di compieta, vedo riassunto tutto quello che il Signore mi dona e prego con le parole di Simeone: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza".
È proprio così: nella sua grande misericordia, il Signore dona la salvezza ai suoi figli. Mi ama così tanto da darmi la possibilità di vedere e di condividere ogni giorno la sua salvezza, il suo grande dono d'amore. Ci chiama a essere voce di chi non ha voce, a ricordare che non si deve più camminare a testa bassa, dimenticando anche le stelle nel cielo. Perché una di quelle stelle - quella che brilla di più e non si spegne mai - è quella che condurrà la nostra vita alla salvezza.
Voglio concludere con le parole di un bel canto, che ci unisce tutti nella stessa esperienza di chiesa, in qualsiasi realtà o paese in cui il Signore ci chiede di lavorare per Lui: "Cammina con Lui, fratello che vai; cammina con Lui, se forza più non hai. La strada è più dolce, fratello che vai; cammina con Lui, la strada troverai".
La cosa bella è la certezza che Lui non ci abbandona mai e conduce i nostri passi.








