Nel paese dove tutto è a posto
Preti bergamaschi visitano il Giappone
Fare visita a p. Piergiorgio Moioli, missionario saveriano nembrese in Giappone, è stata un’esperienza unica per tante ragioni. Innanzitutto la familiarità con la quale ci ha accolti. Padre Piergiorgio è in Giappone da circa vent’anni; ormai è la sua seconda casa, dopo l’Italia. Conosce la lingua giapponese come il dialetto bergamasco e la cultura di quella nazione come se fosse nato lì. Attualmente, si trova nella missione di Kikuchi, una cittadina di 50mila abitanti a sud del Giappone.
Un mondo... a parte
In Giappone vivono 120 milioni di abitanti. I cristiani sono complessivamente un milione circa (meno dell’1%). A Kikuchi i cristiani cattolici sono 80. Quest’anno p. Piergiorgio è particolarmente felice, perché sta preparando al battesimo un nuovo catecumeno. Ogni giorno alle 6.30 celebra la Messa. Vi partecipano le due suore della scuola materna e una signora convertita al cristianesimo, unica della sua famiglia tutta scintoista.
Della vita ordinaria giapponese impressiona l’efficienza e l’educazione. Non c’è nulla fuori posto, neanche le persone. Tutto è ordinato e curato, sin nei particolari. Il comportamento è impeccabile, non solo per gli inchini, ma per il rispetto nei confronti delle persone e delle regole. La buona educazione è il biglietto da visita del Giappone. Non si superano i limiti di velocità; non si lasciano cadere le carte a terra; non si scrive sui muri o sui sedili dei bus.
I ragazzi sin da piccoli escono di casa con la divisa, diversa per ciascuna scuola, e si recano a lezione. La sera dopo cena, eccetto nelle città più grandi, non si svolgono riunioni o incontri di alcun genere: ai giapponesi piace rimanere in famiglia. Sono aperti solo i locali di intrattenimento: bar, ristoranti, centri commerciali…
Ci vuole pazienza
Il Giappone ha fama di super potenza. Non è al centro dell’attenzione della generosità dei cristiani, perché in questo paese non ci sono bisogni alimentari o sanitari, come in tante nazioni dell'Africa, dell’America latina e dell'Asia. Nei paesi poveri l'assistenza è un mezzo per avvicinare le persone e aprire il dialogo sulla fede cristiana.
In Giappone il missionario non è cercato dalla popolazione per soddisfare i bisogni primari (cibo, medicine, vestiti…). Di conseguenza, il contatto con la popolazione locale è frutto di un lavoro certosino. È necessaria una sensibilità e un tatto speciali per iniziare a parlare di Gesù Cristo. “La pazienza è la virtù dei forti”, questo proverbio calza bene con l’atteggiamento che il missionario deve adottare per evangelizzare in Giappone.
Ricordi indelebili
In un mondo pervaso dallo scintoismo, dove le tradizioni rituali millenarie si intrecciano con le discipline ascetiche (arti marziali), e dove al posto delle chiese si vedono templi e pagode a ogni angolo di strada e in ogni piazza, è facile intuire come sia impegnativo presentare la persona di Gesù e la sua storia.
Padre Piergiorgio è stimato e rispettato da tutti quelli che lo conoscono nella sua città. Un po’ perché i giapponesi sono rispettosi della persona in quanto tale, al di là della nazionalità e della religione; un po’ perchè il suo stile umile, alimentato dalla fede, combacia con la realtà nella quale egli vive.
Nonostante le centinaia di fotografie scattate, molte delle cose che in pochi giorni abbiamo visto, imparato e capito, resteranno indelebili dentro di noi. Il fascino del Giappone è davvero grande per noi occidentali. Come ci diceva p. Piergiorgio, a volte viene da pensare che i giapponesi siano davvero discendenti di un dio, così come loro stessi credono.
- Padre Piergiorgio Moioli gradirà i vostri messaggi e-mail: moiolipier@s5.kcn-tv.ne.jp








