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I bambini ci parlano

In città incontro spesso giovani spose che vanno a fare la spesa spingendosi davanti il passeggino con il loro bimbo infagottato; intravedi due occhietti curiosi che ti fissano, attenti a tutto ciò che si muove intorno; se non fa freddo le manine e i piedini si muovono in libertà.

Nei giorni di sole i giardini pubblici o il parco attrezzato diventano il regno dei nonni e dei loro nipotini, occasione meravigliosa per la socializzazione: i nonni hanno tante cose da raccontarsi, mentre i piccoli in totale libertà socializzano a modo loro.

Qui ci sono i piccoli al di sotto dei tre anni perché tutti gli altri sono o all'asilo o a scuola; la tanta gioia è espressa con strilli, invocazioni e parole senza senso e con qualche mini scherzo maliziosetto imparato da quelli della scuola o davanti alla Tv.

C'è anche chi gioca in solitario con l'erba e i fiori, oppure a cavalcioni del muretto della vasca dei pesci contento di ammirarli, mentre quelli volteggiano quasi in passerella davanti ai piccoli; ogni tanto qualche strillo attira l'attenzione dei nonni intenti al giornale o a discutere le ultime trovate della politica, ma non c'è da preoccuparsi perché il piccolo correndo è inciampato andando a gambe all'aria e il nonno, accorso, mette ogni cosa a posto.

Giorni fa sono andato a far visita ad una giovane coppia di amici; il loro bambino con il berrettino posto alla ventitre se ne stava in un angolo della sala a giocare col cagnolino, un bastardino alto una spanna. Mi degnò appena di una rapida sbirciatina nonostante che ci fossimo visti altre volte; evidentemente in quel momento il piccolo non aveva tempo se non per il suo cagnolino; infatti se lo metteva sulle spalle, gli apriva la bocca toccandogli senza paura la lingua e i denti; fingevano pure di arrabbiarsi per poi pacificarsi. Più tardi la mamma intervenne, lo fece preparare per andare a nanna e dalla stanza accanto li udii pregare insieme a voce alta.

Scene dei tempi passati? Come prete missionario vado spesso in periferia e mi fermo ai lati di campi sportivi improvvisati tra i cantieri edili o in orti abbandonati: lì succede proprio di tutto; sono lo sfogo dei pochi scampati alla strage degli innocenti conseguenza dell'inflazione degli aborti, dello sfruttamento minorile e dell'indifferenza degli adulti nei riguardi dei loro problemi.

Tutto questo mi turbina per la testa mentre sto seduto di fronte al mio presepio: una composizione essenziale che mi sono portato dall'Africa. Con Gesù nella mangiatoia, attorniato da Maria e Giuseppe, ci sono alcune bestiole in un paesaggio senza contorni. Gesù Bambino povero m'ha sempre fatto sognare; il Figlio di Dio s'è fatto uomo per noi, proprio per insegnarci a vivere in una forma diversa centrata sull'amore, il solo valore capace di dare una svolta diversa al nostro mondo; ci svela gradualmente il volto vero di Dio ed insieme ci aiuta a scoprire tutta la verità dell'uomo e il grande progetto di vita a cui è chiamato.

È un Dio che parla all'uomo e gli crea spazi per una libera adesione e sollecita l'intelligenza umana ad ascoltare, intuire, camminando insieme nella vita. Per questo s'è veramente immerso nella storia sociale e individuale degli uomini per portarli, vincendo la morte, alla resurrezione e ad una vita senza fine.

Gesù più volte ha detto: "Beati i piccoli, perché di essi è il regno dei cieli. Lasciate che i bambini vengano a me e non li ostacolate, perché di quelli è il regno di Dio. In verità vi dico che chi non accoglierà il Regno di Dio come un fanciullo, certamente non vi entrerà" Mc 10, 14-15. Il bambino piace perché sente e vive la gioia del crescere; i bambini sono quelli che più vengono attirati dal presepio, e con loro tanta gente buona e semplice.

È davvero l'attrattiva e la nostalgia del crescere che tiene incollati al presepio, dove l'Uomo Dio si propone come vera via per arrivare ad un uomo nuovo per un mondo nuovo. Ma chi ha il coraggio di ascoltarlo?



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