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Emergenza Bangladesh

Bangladesh: La situazione. Come tutti saprete, il 15 novembre scorso il Bangladesh è stato colpito da un ciclone, chiamato Sidr, che ha provocato migliaia di morti e danni irreparabili alle abitazioni e alle colture di una popolazione già povera. È difficile dare cifre esatte: più di tremila persone sono morte, quasi mille risultano disperse e 9 milioni sono state colpite a vario titolo dal ciclone, che ha danneggiato anche oltre 2 milioni di ettari coltivati. Lasciamo la parola ai saveriani, testimoni diretti di questo cataclisma e delle sue conseguenze.

• Bangladesh: Le testimonianze. "Ho fatto un giro di tre giorni nella zona di Bagerhat. La situazione è disastrosa: c'è stata una grande distruzione di piante, il raccolto è perso e molte case sono state abbattute. Tanti animali domestici sono affogati o morti a causa delle acque inquinate. Non c'è acqua potabile neppure per la gente. C'è acqua infetta dappertutto, ci vorranno settimane prima che la terra sia asciutta di nuovo. Il governo fa quello che può... I saveriani sono andati a portare aiuti in una zona vicino alla foresta".(p. Pio Mattevi, sx)

"A Baniarchor, il ciclone si è fatto sentire. Già dal mattino c'era del vento; alle 18 hanno tagliato la corrente. Il momento più brutto è stato tra mezzanotte e le due. La corrente è mancata per 5 giorni, perchè molti alberi cadendo hanno distrutto le reti elettriche. La gente chiede al governo cibo, reti per pescare e soldi per riparare le case. Molti vivono ancora sotto il cielo e tanti anziani con il freddo si ammalano". (p. Giovanni Gargano, sx)

Il ten. col. Sammaciccia condivide alcune esperienze di servizio in Bangladesh con i saveriani. "Ho ancora negli occhi e nel cuore l'immenso dolore degli amici bengalesi. Molti di loro hanno perso ogni affetto e ogni avere. Abbiamo distribuito viveri (tonnellate di biscotti ad alto valore proteico), vestiario, medicinali, milioni di compresse di cloro per potabilizzare l'acqua, ma il disastro è immane. Ai danni materiali si aggiunge la perdita del 90% del raccolto di riso che era pronto per la mietitura. Conto di ripartire presto per Khulna". (Franco Sammaciccia)

  • Per contribuire, vedi c/c della Procura Missioni Saveriane (Parma) a pagina 7.

Uno spot per il bene

• Il premio del volontariato. Il 1° dicembre a Roma è stato consegnato il premio del volontariato internazionale, indetto dalla Focsiv (Federazione organismi cristiani per il servizio internazionale volontario). Il riconoscimento è andato alla dottoressa Marina Trivelli, di Medici con l'Africa-Cuamm, che da oltre cinque anni è impegnata nell'ospedale di Chiulo, in Angola, in un progetto per la prevenzione e la riduzione del contagio dell'Aids. Marina Trivelli, 38 anni, di Massa Carrara, ha dichiarato: "Decidere di lavorare in Africa vuol dire abbracciare un nuovo stile di vita, adattarsi, condividere e sapersi arrangiare con poco. A volte si affrontano problemi talmente grandi da farti desiderare di mollare tutto".

• 27 gennaio: giornata contro la lebbra. Domenica 27 gennaio si celebra la 55a giornata mondiale dei malati di lebbra. È un grande appuntamento di solidarietà, istituito nel 1954 da Raoul Follereau, scrittore, poeta e giornalista francese che per il suo impegno nella lotta alla lebbra fu definito "apostolo dei malati di lebbra". In Italia l'iniziativa è promossa dall'Aifo (Associazione italiana amici di Raoul Follereau). L'Aifo, grazie al sostegno di centinaia di migliaia di italiani, in 45 anni di attività, ha contribuito alla cura di oltre un milione di malati di lebbra, destinando 115 milioni di euro a progetti nei paesi a basso reddito.

Domenica 27, migliaia di volontari offriranno nelle piazze italiane il "miele della solidarietà", proveniente da piccoli produttori delle aree rurali della Croazia attraverso il circuito del commercio equo e solidale. I sacchetti di iuta che conterranno i vasetti sono confezionati dagli ex malati di lebbra del progetto Sumana Halli a Bangalore in India, sostenuto dall'Aifo. Si calcola che oltre 750 persone si ammalino ogni giorno e altrettanti sono i casi non identificati. L'Aifo intende rafforzare il valore delle proprie scelte, stimolata dalle parole di Follereau, a trent'anni dalla morte: "Vogliamo la pace nell'amore, attraverso l'amore. La civiltà è amore".

Una storia speciale

• Padre Giacomelli, missionario "tribale". Il 18 ottobre scorso, in un incidente stradale in Bangladesh, è morto p. Alessandro Giacomelli, missionario del Pime. Originario di Isolaccia, diocesi di Como, p. Giacomelli ha lavorato per più di 40 anni nella diocesi di Dinajpur, in modo particolare con i tribali Santal. Da circa un anno era impegnato a servizio dei lavoratori tribali emigrati a Dhaka. Nel 1986 inizia la missione che "ha vissuto in modo più profondo", raccontano i suoi confratelli. Si trasferisce, da solo, nel villaggio di Kodbir. Fino al 2000 vive, lavora e soffre insieme ai "suoi" santal: circa 600 nel villaggio, ma oltre 4mila in tutta la zona e 2milioni in Bangladesh. Padre Giacomelli amava questo popolo per la semplicità della sua cultura. A Kodbir ha istituito cooperative di credito, ha lavorato la terra e fatto l'insegnante. "A chi gli chiedeva da dove veniva - ricorda il superiore, p. Rapacioli - rispondeva "da Kodbir: sono uno santal". Per noi giovani missionari appena arrivati in Bangladesh è stato un esempio edificante di amore per l'uomo e per la missione".



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