Missioni Notizie
C'è guerra e guerra
Mali: l'appello del vescovo. "La crisi cominciata un anno fa è entrata in una fase critica. Si apre un nuovo periodo di sofferenza per il popolo maliano, già messo a dura prova. Ci auguriamo un sostegno generoso per aiutarci a dare assistenza al numero crescente di sfollati e rifugiati, curare i feriti e chi combatte al fronte". È l'appello dell'arcivescovo di Bamako, monsignor Jean Zerbo. "Speriamo in un esito felice che porti al respingimento fuori dal territorio maliano di forze islamiche che purtroppo hanno alterato profondamente l'umanesimo africano e la cultura dei maliani fatta di tolleranza, dialogo e serena convivenza interreligiosa; è necessario cominciare un lavoro di educazione delle coscienze per estirpare il fondamentalismo religioso".
• Colombia: sacerdote ucciso. Padre Francisco Vélez Echeverry, sacerdote diocesano, è stato ucciso in circostanze non ancora chiare. "Tristezza, dolore e indignazione sono i sentimenti che accompagnano la comunità di Buga". Il religioso, 55 anni, era parroco nel comune di Tuluá.
"C'è una perdita del senso della vita, dei valori, e che evidenzia una mancanza di Dio e di rispetto verso l'essere umano", ha detto mons. Leongómez, vescovo di Buga, esprimendo profondo dolore.
• Bilancio sempre triste. Alla fine dell'anno, l'agenzia di stampa "Fides" ha pubblicato l'elenco degli operatori pastorali che hanno perso la vita in modo violento. Nel 2012 sono stati uccisi 12 operatori pastorali: 10 sacerdoti, 1 religiosa, 1 laica. Per il quarto anno consecutivo, con il numero più elevato di operatori pastorali uccisi, al primo posto c'è l'America, seguita da Africa e Asia.
Belle iniziative!
• Hong Kong: la fede in pausa pranzo. La Cattedrale della diocesi di Hong Kong ha proposto agli impiegati dei numerosi uffici dei dintorni di trasformare la pausa pranzo in opportunità di formazione permanente della fede. Ogni martedì, la comunità della Cattedrale organizza un incontro con gli impiegati cristiani nel tempo dedicato al pranzo. Trovano spazio la direzione spirituale dei sacerdoti, lo scambio delle esperienze della propria vita di fede e anche i problemi dell'ufficio. L'incontro è stato definito dai partecipanti come "oasi del cuore", inoltre ha spinto diversi a partecipare regolarmente alla Messa domenicale e alla vita della propria parrocchia.
• Taiwan: otto coppie per evangelizzare. Con la nomina e il mandato missionario affidato a otto coppie di fedeli laici, la diocesi di Kao Hsiung di Taiwan ha voluto rinforzare l'evangelizzazione della famiglia per la santificazione dei suoi membri nell'anno della fede. In concreto le 8 coppie dovranno collaborare nell'animazione dei corsi prematrimoniali e matrimoniali, accompagnare la crescita della personalità e della fede dei giovani, organizzare in parrocchia i colloqui per i giovani fidanzati che stanno per sposarsi, incontrare le coppie in difficoltà per aiutarle a uscire dalla crisi, creare una rete di evangelizzazione delle famiglie nelle parrocchie della diocesi.
• "Mai più schiave"! Si chiama "Slave no more onlus" (Mai più schiave) l'associazione nata per combattere la tratta degli esseri umani, in particolar modo per lo sfruttamento sessuale, una schiavitù che riguarda milioni di donne in tutto il mondo. La presidente della onlus è suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata da 20 anni impegnata nella lotta al traffico di esseri umani e nella salvaguardia delle vittime.
L'obiettivo di "Slave no more" è la promozione sociale, umana, civile, culturale e interculturale di donne e minori in situazioni di vulnerabilità e difficoltà, vittime di violenze, abusi, tratta e riduzione in schiavitù. "Vorremmo poter restituire un futuro a giovani donne a cui è stata tolta qualsiasi prospettiva di vita dignitosa", ha detto suor Eugenia.
Una storia speciale
• Il medico delle donne. È tornato in Kivu Denis Mukwege, il medico fondatore di una clinica per le donne vittime di stupri nell'est del paese, obiettivo di un mancato omicidio in ottobre. Ad accogliere il ginecologo all'aeroporto di Bukavu c'erano esponenti della società e rappresentanti delle autorità locali. Ha deciso di rientrare perché la clinica necessita ancora del suo aiuto. "La sua unica colpa è che cerca di aggiustare le donne".
Mukwege, il cui ospedale Panzi e la fondazione associata curano ogni anno circa 3.000 donne, ha fatto della denuncia degli stupri come arma da guerra, la sua battaglia personale. Nei quasi tre mesi di esilio ‘forzato', il ginecologo ha partecipato a conferenze e incontri per sollevare in Europa il tema della violenza sulle donne in Congo: "In Kivu si stupra nel silenzio generale; eppure basterebbe che i 17mila soldati della locale missione Onu (Monusco) fossero chiamati a fare il loro dovere e a garantire la loro missione, per il mantenimento della pace e la dignità della razza umana".








