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Missione giovani: Cellulare, Ipod e la missione

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Sono circa le due quando riprendo il lavoro dopo la cosiddetta "pausa pranzo". È l'ora in cui si svuotano di studenti anche le scuole con l'orario più lungo. Durante il percorso verso l'ufficio è facile imbattersi in frotte di giovani allieve e allievi: con zaini e borse in spalla, guadagnano l'uscita e si riversano in strada per raggiungere casa. C'è chi corre per non perdere l'autobus e chi se la prende comoda; alcuni sono da soli, altri camminano in gruppetti.

Una cosa mi colpisce. Appena varcano il portone della scuola, le mani e gli occhi di tutti s'incollano al telefonino. Non guardano nemmeno chi arriva di fronte a loro, impegnati a pigiare con velocità incredibile i tasti del cellulare. Immersi in questa specie di mondo parallelo, sembra che i contatti con i compagni si interrompano al suono della campanella.

E chi non guarda il telefonino, si mette le cuffie nelle orecchie e accende l'i-pod. La musica fa il resto. E l'isolamento è completo. La scena è diversa se lo sguardo s'imbatte sugli studenti di "diverso colore". Non perché non abbiano il telefonino, ma camminano parlando tra loro, fanno "gruppo", soprattutto gli indiani o i filippini...

Rifletto: come avviene la comunicazione tra noi giovani oggi? Si trova tutto concentrato negli sms, nelle e-mail e nei social network? Di cosa parlano i ragazzi che escono da scuola?

Mentre cerco di trovare qualche risposta adeguata, tra le mani mi trovo il racconto di Emanuela e Brigida, che hanno partecipato a un ritiro dai saveriani di Salerno.

  • Leggete cosa dicono.

"Pensavamo che l'incontro con i missionari sarebbe stato un disastro: cellulari sequestrati, divisione dagli amici, il dovere di fare le pulizie... Invece, è tutta un'altra storia! Sembra strano, quando si va a questi incontri ti dimentichi di possedere un telefonino, gli amici si moltiplicano e fare le pulizie diventa addirittura piacevole! Lo dicono due che di pulizie non ne vogliono sapere! Si ride, si scherza, si testimonia la parola di Gesù con giochi, canzoni, filmati e ovviamente con la preghiera.

Mentre trascorre il tempo, non ti accorgi che qualcosa dentro di te cambia. Quasi dimentichi cos'è il male, ti senti libero da chiacchiere e pregiudizi inutili e riscopri l'amore che intercorre tra le persone, la volontà di fare del bene, la voglia di aiutare, di dare una mano. Insomma, viene la voglia di scoprire la missione. Si può riscoprire Dio, si può riscoprire la fede in un modo del tutto diverso.

Abbiamo imparato che fare del bene è una cosa meravigliosa. Siamo riuscite a capire un po' cos'è la missione: non un semplice viaggio, non un mezzo per insegnare qualcosa alla povera gente. È piuttosto un modo per apprendere da cose semplici, dai sorrisi innocenti dei bambini. È uno stile di vita. È rompere il guscio dell'egoismo. È abbandonare l'idea di noi stessi come centro del mondo e della vita. È aprirsi agli altri, arrivare ai confini del mondo, perché parlare degli altri vuol dire parlare dei nostri fratelli. Missione è fare del nostro mondo un mondo unito, dove si dà amore, dove non ci sono differenze. Missione è molto, è tutto.

Per noi giovani non è facile seguire la strada di Dio.

Ma quando dico che non è facile, non vuol dire che è impossibile. Certo, molti, che si credono "grandi", prendono in giro coloro ai quali interessa l'insegnamento di Dio, facendoli sentire in soggezione. È successo un po' a tutti, anche a noi. Ma abbiamo capito che era più importante seguire il nostro cuore, perché seguire il Signore è la cosa giusta".

Dopo Emanuela e Brigida adesso tocca a noi. Spegniamo cellulari e i-pod, almeno qualche ora, e iniziamo.



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