Missione famiglia: Famiglia, che meraviglia!
di: Mario ed Egle Sberna.
Sui nostri media - giornali e riviste, radio e tv, web e blog vari - pullulano le statistiche e le inchieste sulle fatiche del vivere quotidiano. Tutto aumenta, tranne la busta paga. Anche il Billionaire si è adeguato ai tempi e prevede un menù turistico di soli 200 euro. Chi l'ha proposto, ha rischiato di prenderle. Maria Antonietta offriva cornetti caldi a chi chiedeva pane. Le hanno tagliato la testa. Secondo i media, e anche secondo le nostre tasche vuote, le famiglie in Italia sono ormai alla disperazione. Se poi hanno messo al mondo dei figli, con quel che costano, sono finite.
Ma il punto di partenza irrinunciabile è un altro, e i nostri media purtroppo questo non l'hanno capito: è la passione per l'amore, per la vita. Aprirsi alla vita, sempre e comunque. Questo consente di sopportare e superare, di condividere e gioire, nonostante le difficoltà o le iniquità o le ingiustizie. Diventa più facile rinunciare all'effimero, al desiderio, alla volubilità che si insinuano ogni giorno nel nostro vissuto.
È una questione di scelte consapevoli e responsabili. Quando si è scelta la vita, tutto il resto passa in secondo piano. Non è solo un discorso di sobrietà, ma piuttosto di sobrietà felice. Felice perché non è imposta, ma scelta.
Ci sono persone che escono di casa alle sette del mattino e tornano alle sette di sera. È la necessità di quadrare un bilancio famigliare messo sempre più in crisi da un sistema economico che impoverisce molti per arricchire straordinariamente pochi. C'è il mutuo da pagare, le rate della macchina, e anche qualche malattia da curare. Qui la possibilità di ridurre le entrate diventa quasi una bestemmia.
Ma non neghiamolo, è sotto gli occhi di tutti: in molti altri casi si tratta di una serie di bisogni e desideri indotti dal mercato o dalla moda, di riempire la casa di ammennicoli e chincaglierie, di gareggiare per farsi vedere e ammirare da amici e parenti. In una parola, vanità.
Nelle case dove abbonda la vita, sovrabbonda la grazia e scarseggia la vanità. Genitori che mettono la propria famiglia prima di ogni altra cosa, anche la più bella e desiderabile, trovano mille modi, mille congetture, mille idee per risparmiare, recuperare, riciclare, conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia e fare in modo, pur con difficoltà e rinunce, che il lavoro vada a servizio della famiglia e non il contrario.
Il nostro Paese ha un estremo bisogno di famiglie che si aprano alla vita.
Siamo all'ultimo posto per natalità in Occidente. E dobbiamo aggiungere il dramma degli omicidi legalizzati che chiamiamo aborto. Famiglie capaci di testimoniare, soprattutto in tempi di crisi, che si può conciliare l'apertura alla vita con le necessità vere - e non con la frenesia di questo mondo - sono una vera benedizione.
Non significa rinunciare a combattere le ingiustizie e le iniquità: spesso sono proprio queste famiglie aperte alla vita che si occupano anche della vita altrui, soprattutto di quella disprezzata e denudata, rapinata e violentata nei Paesi al sud del mondo. Sono loro che, con i pochi risparmi, riescono a sopperire ai bisogni delle comunità nei Paesi impoveriti e ai progetti dei missionari. Perché la solidarietà va ben oltre le strette frontiere dei muri di casa.
Sono proprio queste famiglie che rifiutano una cultura intrisa da teorie neo malthusiane (1), che vede nell'apertura alla vita, al nord o nel sud del mondo, un attentato al benessere e al futuro del pianeta. Perché senza figli non c'è futuro. Proprio i media ci hanno fatto credere, per anni, che mettere al mondo dei figli sarebbe stata una cosa noiosa, pesante, faticosa e costellata di sacrifici, rinunce e delusioni.
Non è vero. Me ne sono accorto fin dalla nascita di Francesco. Ero lì, mentre lui spalancava gli occhi alla vita, e i miei occhi si inumidivano di lacrime. Lì, vivendo con Egle mia moglie il miracolo della vita, ho capito che qualunque "rinuncia" al mio egoismo e alle mie ambizioni, sarebbe stata ben poca cosa di fronte al miracolo che avveniva in quel momento davanti a me. È successo altre cinque volte, e ogni volta ci siamo detti, con Egle: è meraviglioso!
Senza figli non c'è futuro. Senza figli, non c'è meraviglia. Meravigliamoci! Perché senza meraviglia, grama è la vita.
(1) Dall'economista inglese Malthus (+ 1834): l'insieme delle pratiche anticoncezionali per limitare in modo indiscriminato l'aumento della popolazione.








