Missione famiglia: La famiglia è importante
di: Mario ed Egle Sberna.
Il Papa, anche recentemente, ha richiamato l'importanza del matrimonio. Non potrebbe essere altrimenti: come il prete, gli sposi hanno un sacramento istituito per il servizio altrui, per essere dono alla chiesa e alla società. Il matrimonio è dunque un sacramento per sua natura missionario e profetico, esattamente come quello del prete.
Tuttavia nella chiesa, da secoli, il sacramento del matrimonio - nella prassi pastorale e nella produzione teologica - viene troppo spesso sminuito. Quante volte, nei corsi e nei convegni, si programmano laboratori mescolando il sacramento del matrimonio con altre prassi pastorali?
Forse la ragione si trova ancora nel verticismo della chiesa: il prete emana le direttive e i laici sono contorni da studiare, smembrare, suddividere in fasce: pastorale per bambini, per adolescenti, per giovani, per famiglie eccetera. Così il sacramento del matrimonio - che ha pari dignità e importanza del sacramento dell'ordine sacro - viene mescolato con tutto il resto.
Si fatica quindi a capire la necessità di ridare agli sposi il loro ruolo nell'ambito dell'evangelizzazione. Nello stesso documento dei vescovi italiani, "Comunicare il vangelo in un mondo che cambia" (al punto 51) è scritto: "La famiglia... è il luogo dell'obbedienza e sottomissione reciproca...", anche se poi sottolinea - finalmente! - che è proprio "la famiglia l'ambiente educativo e di trasmissione della fede per eccellenza".
La famiglia, non la parrocchia: non possiamo insistere sulla famiglia, solo se è malata o in difficoltà. La famiglia ha il primo ruolo nella chiesa, perché ha il primo luogo nella sacra Scrittura. Dio, infatti, in principio non ha fatto la parrocchia, ma la famiglia. La parrocchia non è di istituzione divina; la famiglia sì.
E questo è giusto sottolinearlo, perché anche il testo citato sembra dare alla parrocchia il ruolo di medico per le famiglie in difficoltà; mentre sono proprio le famiglie, se finalmente valorizzate, i medici delle parrocchie in difficoltà. Tutta la chiesa latinoamericana e africana, con le piccole comunità ecclesiali di base e con le sante missioni sviluppate dalle coppie laiche, ce lo insegna da decenni.
La riflessione teologica è l'altro nodo problematico sulla famiglia. Il matrimonio è un servizio agli altri, una vera e propria missione evangelizzatrice, un dono che Dio offre alla sua chiesa per fare evangelizzazione. Eppure, questa dimensione nel matrimonio non viene sostenuta da una adeguata e approfondita produzione teologica, mentre esiste una sterminata produzione teologica sul clero.
Dobbiamo imparare a dire Dio con altre immagini, a scoprire Dio, per esempio, nel bacio tra due sposi. Oggi, per dire il bello di Dio, nel catechismo della chiesa cattolica (o nelle immaginette delle Paoline) si fa uso di bei tramonti, uccellini o fiorellini. Mai pensiamo che due sposi che si baciano con amore, tenerezza e passione dicano il bello di Dio. Di questo non sono coscienti neppure gli sposi: pochissimi sanno dire del sacramento che li unisce.
Bisognerebbe formare di più. A Roma esiste un "master in famiglia" con 750 ore di lezione, promosso dalla pontificia università Lateranense. Il problema è che non ci sono diocesi italiane disposte a investire sui laici, pagando cioè la frequenza al corso, il costo dei libri, la permanenza a Roma e uno stipendio che sostenga la famiglia in assenza di un coniuge.
Sono tante, invece, le diocesi che iscrivono al "master" i loro preti: costano meno, sono sempre a disposizione, non hanno "pause pastorali" per nascite di figli, ci si fida di più. Peccato che nessuno di loro vivrà un rapporto coniugale, nonostante la famiglia sia anzitutto "parola-carne", cioè parola leggibile e non solo ascoltabile; "parola-testimonianza" e non solo parola maestra.
Il cammino di riscoperta del sacramento del matrimonio deve passare allora attraverso le stesse famiglie, soprattutto quelle che hanno compiuto un percorso di vita impegnativo. Per esempio, quei coniugi che hanno lavorato come volontari, in Italia e in altre nazioni.
Le esperienze in missione sono certamente da valorizzare come risorsa:
dare loro spazio e parola, lasciare che la loro gioia e la loro convinzione possa essere accolta, trasmessa e condivisa. Quando avverrà?








