Missione anche sulle pareti, Ricordo di mamma Severina C. Nava
Il 26 novembre scorso a Macherio (Milano) è morta la signora Severina Cazzaniga vedova Nava, mamma del compianto p. Rinaldo, tragicamente scomparso in Bangladesh sei anni fa. Il nipote don Mario ricorda la zia.
La chiesa ci insegna che la vocazione missionaria è la vocazione di tutti i cristiani. Ma tra loro vi sono alcuni per i quali la chiamata all'azione missionaria diventa fondamentale nella propria vita umana e cristiana. Tra questi, ci sono figure che sanno vivere la loro vocazione missionaria in un modo ancora più speciale, amalgamata all'interno di un'altra vocazione, che potremmo definire principale.
Il caso più caratteristico è certamente quello di santa Teresa di Lisieux, che ha vissuto nella vocazione di consacrata carmelitana la dimensione della vocazione missionaria, a tal punto da essere proclamata dalla chiesa, insieme a san Francesco Saverio, patrona delle missioni, pur non essendosi mai mossa dal suo convento.
Vera vocazione missionaria
Il 26 novembre scorso, il Signore ha chiamato a sé, all'età di 79 anni, la signora Severina Cazzaniga, mamma del compianto missionario saveriano p. Rinaldo Nava. Questo figlio è morto cinquantenne, improvvisamente, nella martoriata terra del Bangladesh, sua terra di missione e di vera passione pastorale.
È stato facile, per chi ha conosciuto e ha vissuto accanto alla cara zia Severina, riscontrare in lei una vocazione missionaria vera e profonda, vissuta all'interno della vita quotidiana al servizio della sua famiglia, senza mai muoversi dalla sua casa di Macherio e dalla sua comunità parrocchiale, alla quale si sentiva di appartenere in modo vivo, attivo e continuo.
Tradizione di famiglia
La sua vocazione missionaria Severina l'ha vissuta e manifestata attraverso sentimenti profondi e gesti concreti. La sua casa accoglieva tre delle sue sorelle, missionarie canossiane, tutte le volte che a turno tornavano in patria. Lei le accudiva e procurava loro quanto avevano di bisogno. Il servizio prestato a queste sorelle missionarie non era motivato solamente da legami famigliari, ma ispirato dalla volontà di servire e di essere utile, anche in quel modo, alle missioni.
La sua vocazione missionaria fu vissuta anche nel carisma e nello spirito della famiglia saveriana, a partire dagli anni di formazione e poi dagli anni di apostolato di suo figlio Rinaldo. La sua preghiera e il suo pensiero ebbero così un punto di forza maggiore per legarsi ancora di più al mondo delle missioni. Volle perfino che anche la sua casa, con ogni quadro alla parete, con ogni foto e soprammobile, raccontasse e parlasse dei luoghi della missione.
La preghiera di ogni giorno
Quanto altro di prezioso questa donna ha fatto per le missioni non si può vedere né toccare. Solo Dio lo sa e lo può valutare. Sono le numerose preghiere elevate al cielo, l'offerta a Dio di tante sofferenze. Tra queste, quella tremenda di perdere il figlio missionario d'improvviso e di dover vivere da lontano il dolore di tale perdita, senza potersi mai recare fisicamente sulla sua tomba.
Al parroco, che veniva a trovarla durante la sua malattia, diceva che non potendo la notte dormire molto, si svegliava prestissimo e ogni mattina apriva la finestra della sua camera e da quella finestra benediceva tutte le missioni e i missionari, in qualsiasi luogo del mondo essi si trovassero.
La sua missione non è finita, semplicemente perché la morte ha messo fine alla sua vita terrena e alla sua sofferenza.
Niente ora potrà impedirle di continuare a essere missionaria dal cielo e di benedire e pregare per le missioni e per i missionari. Questa volta, però, insieme al suo sposo Ugo e al figlio Rinaldo.








