La futura missione di p. Panichella
P. Alberto Panichella ha lasciato la comunità di Ancona il 13 novembre ed è sbarcato in Brasile Sud. Ha preso contatto con la periferia di Itaquera e Guaianases, dove ha lavorato otto anni fa e dove ancora i saveriani gestiscono la parrocchia “Sacro Cuore di Gesù”. Rimarrà lì fino a febbraio, poi si sposterà al Nord del Brasile, nell’Alto Solimões.
È una regione che si trova all’inizio del Rio delle Amazzoni e confina con Perù e Colombia. Nel 1910, fu eretta la Prefettura Apostolica, nel 1950 divenne Prelazia e nel 1991 diocesi con sede a Tabatinga. Primo vescovo è stato il cappuccino brasiliano mons. Evangelista Magalhães, ritiratosi il 20 maggio 2015. Lo stesso giorno è subentrato mons. Adolfo Zon Pereira, un saveriano spagnolo che ha lavorato nelle aree intorno a Belém, sempre nel nord del Brasile.
La diocesi di Tabatinga è grande quasi metà Italia e ha 188mila abitanti, di cui 127mila battezzati. Le principali città oltre Tabatinga e São Paulo de Olivença, sono Benjamim Constant, Atalaia do Norte e Santo Antonio do Iça. Quando mons. Zon è arrivato, ha trovato solo 18 presbiteri, 8 diocesani e 10 frati cappuccini, a cui poco dopo si è aggiunto un saveriano, p. Paolo Gallo. La Direzione generale dei saveriani ha deciso che le regioni del Brasile Nord e del Brasile Sud mandino ognuna due o tre missionari per aiutare la diocesi di Tabatinga. Per questo, è molto probabile che p. Alberto sia assegnato come missionario nell’Alto Solimões, forse proprio ad Atalaia do Norte.
Considerando questa prospettiva, siamo andati in Umbria, dove abbiamo incontrato fra Acacio Carlos, superiore dei Cappuccini in Umbria e, prima, dell’Alto Solimões e Roraima, in Brasile. Egli ci ha dato varie spiegazioni su quella realtà pastorale, su come trattare con gli indios e sulla possibilità di contatti tra quella regione del Brasile e l’Italia.
Sarà difficile e delicato il compito di p. Alberto nella sua nuova missione. È nostro dovere accompagnarlo con l’affetto, la preghiera e qualche contributo.
Nella diocesi di Tabatinga vivono una decina di tribù di indios e la più numerosa è la tribù dei Tikuna. Abitanti della foresta amazzonica, sono arrivati dall’Asia centro-orientale in ondate migratorie da 70 a 30mila anni fa, attraverso lo stretto di Bering. Alcuni elementi fisici sono comuni con i mongoli. Vivono in abitazioni singole o in capanne rialzate da terra per difendersi dalle piene dei fiumi. Vivono di caccia, pesca e agricoltura come miglio, manioca e qualche albero da frutto. Sono organizzati in clan, ma ogni comunità si autogoverna. Hanno segreti, tradizioni e feste. I primi contatti con i missionari furono molto difficili, ma poi la pastorale degli indios fu affidata a un missionario che si dedicò completamente a loro. I successori non fecero mancare loro l’appoggio, anche in momenti difficili. Attualmente, sono 50mila.







