Messico: la chiesa perseguitata e i suoi martiri
Con la beatificazione dei 13 martiri, avvenuta il 20 novembre 2005, sono già 39 i martiri messicani che la chiesa ha riconosciuto e dichiarato “martiri della fede”, proponendoli alla venerazione dei fedeli. Sono modelli eroici di vita cristiana da imitare. Sono un riconoscimento alla vitalità della chiesa in Messico, nazione con il maggior numero di cattolici al mondo, dopo il Brasile.
È stata l'associazione cattolica della gioventù messicana - la ACJM - a sollecitare, nel 1994, la raccolta della documentazione e delle testimonianze per Anacleto e i compagni martirizzati. Ma già i missionari saveriani, che lavorano in Messico, si erano dati da fare perché i martiri non venissero dimenticati.
Questi nostri fratelli sono vissuti e morti in circostanze molto complesse, come quelle della persecuzione religiosa, all'inizio del XX secolo. La chiesa, con la sua prudenza teologica e storica, li ha dichiarati beati e santi, non per aver partecipato a una “guerra” per la libertà religiosa, ma perché hanno confessato la loro fede in Cristo con estremo coraggio, fino a dare la vita.
Il loro sacrificio ha aiutato la chiesa messicana a maturare nella fede.
Ha contribuito a creare un rapporto non conflittuale tra stato e chiesa, a chiarire il ruolo complementare tra libertà civile e libertà religiosa, a servizio dello stesso popolo. Ma questa eredità, che è costata tanti sacrifici e tante vite, deve essere conservata con altrettanta tenacia.
A metà febbraio scorso, i vescovi messicani hanno lanciato un nuovo appello ai laici per incoraggiarli a partecipare attivamente alla vita del Paese, che ha bisogno - come in tutto il resto del mondo - di un'opzione decisa per la verità e il bene comune: “Voi avete il grande compito di contribuire, con i valori del vangelo, alla ricostruzione della vita sociale e politica del Messico. È tempo di partecipazione e di impegno, è tempo di fede e di speranza, è tempo di presenza e di azione”.








