Medici P. Luigi, modenese: Sempre in prima linea, senza soldi
Un saveriano pioniere, messo in archivio
Luigi Medici è entrato nell’istituto saveriano il 28 agosto 1941. Veniva dal seminario di Marola, Reggio Emilia. Studiava già teologia, quando sentì il richiamo delle missioni. Ne parlò al suo vescovo, mons. Bretoni, e questi, pur provando dispiacere di perderlo, sentendo che voleva entrare tra i saveriani, disse semplicemente: “Se lo vuole il mio amico Conforti, non posso certo dirgli di no”. Mons. Conforti era morto nove anni prima, il 5 novembre 1931; ma la stima e l’amicizia del vescovo Bretoni non si erano spente.
Luigi era nato il 13 gennaio 1920 a Sassuolo, provincia di Modena, ma diocesi di Reggio. Quando entrò nell’istituto aveva 21 anni. Fu consacrato sacerdote il 29 giugno 1945, sessant’anni fa.
L’unico saveriano con la “partita doppia”
Sessant’anni colmi di attività, a gloria di Dio e per il bene del prossimo. Quest’anno ricorre anche il suo cinquantunesimo anno di presenza in Brasile. Ma procediamo con ordine.
Divenuto prete fu incaricato di amministrare l’ufficio stampe dei saveriani. Gli venne buono il corso di ragioneria, computisteria e pratica commerciale che aveva frequentato prima di entrare in seminario. Tra l’altro, era l’unico a sapere che cosa fosse la “partita doppia” in amministrazione. Padre Luigi non si accontentò di fare i conti, ma creò anche la prima organizzazione per la schedatura degli abbonati e la spedizione delle riviste.
Viste le sue doti organizzative, il p. Callisto Vanzin, allora direttore dello Csam, centro saveriano di animazione missionaria, gli chiese di andare in Brasile a fondarvi una succursale. Partì il 21 novembre 1954. Fece il viaggio in aereo, su un quadrimotore a elica. Impiegò 13 ore ad arrivare in Brasile e poi altre 33 ore su un vecchio DC 3 per arrivare a Curitiba, nello Stato di Paranà, dove i saveriani si trovavano da un anno e mezzo. Dall’aeroporto alla casa dei saveriani fu necessario prendere un taxi: chissà se gli basteranno i soldi che aveva in tasca! Aveva solo 15 cruzeiros e al taxista dovette darne 11; gliene restavano ancora quattro per fondare la succursale dello Csam a San Paolo.
Brasile, in cerca di un piede a terra
Doveva imparare la lingua. Una bella impresa, a contatto con quei missionari che parlavano mettendo insieme dialetto veneto e parole portoghesi storpiate. Dopo un anno, con il suo poco brasiliano, si recò a San Paolo e chiese al vescovo che gli desse una parrocchia in città, nella quale fare da coadiutore, tanto per avere un piede a terra. Arrivato in parrocchia, il prete non lo fece nemmeno entrare in casa perché, disse, “qui ci sono 45mila ucraini e voglio un prete che sappia la loro lingua”. Padre Luigi tornò al centro città quando era già l’imbrunire. La curia era chiusa; i soldi che aveva in tasca se ne erano andati quasi tutti in corriere e trenino…
Capitò davanti a una chiesa dei cappuccini. Chiese ospitalità, ma avevano solo bugigattoli per i barboni: una lurida stanza e il tormento delle zanzare fu la prima accoglienza. Dopo otto giorni gli venne indicata un’altra parrocchia, dove finalmente poté posare il piede e il capo: una casetta povera, con le stanze aperte a tutti i venti; mancava il soffitto e il tetto era semplicemente posato sui muri. Anche il cibo era scarso; sempre riso e fagioli e un po’ di carne, solo la domenica. In compenso, c’era molto da fare. La parrocchia aveva 40.000 abitanti e il vecchio parroco non faceva granché.
Dopo questo noviziato, durato circa un anno, p. Luigi si diede dattorno a cercare una parrocchia indipendente, dove si potesse fondare la famosa succursale dello Csam. A settembre 1955, riuscì ad acquistare una vecchia casa alla periferia di San Paolo, Villa Mariana, e dare inizio alle sue attività. C’era con lui, a dargli una mano, il fratel Angelo Dalla Valle.
Padre Luigi fece arrivare dall’Italia 20.000 rosari missionari. Erano molto richiesti e furono una risorsa per vivere. Fece arrivare gli stampi per fabbricare statuette di plastica di vari santi. Anche questa fu un’attività positiva, e diede occasione a fondare il primo nucleo di una scuola professionale. Iniziò anche una rivistina missionaria, in collaborazione con gli altri istituti. Ma non ebbe successo, perché allora, nel 1955-60, il 75 per cento della popolazione non sapeva leggere. Ma già le cose andavano meglio...
I primi seminari saveriani in Brasile
Quando l’attività parve ben avviata, dallo Csam di Parma gli fu mandato un saveriano a sostituirlo, e padre Luigi tornò in Italia. Ma il superiore del Brasile, p. Giulio Barsotti, insistette per averlo con sé, per fondare il primo seminario saveriano a Curitiba, per accogliere ragazzi delle ultime classi elementari e prepararli alle scuole medie.
Il seminario, aperto nel 1959 presso la casa parrocchiale, ebbe subito 24 alunni. Padre Luigi instaurò un clima di famiglia che restò il modello per le realizzazioni successive. Anche queste toccarono a lui. Fondò un pre-seminario a Laranjeras e un altro a Norte Velho: uno al sud e l’altro al nord dello stato del Paranà. Naturalmente padre Luigi continuava anche a fare il parroco missionario. Ed era la cosa che più gli piaceva.
In archivio, con il cuore a rischio
La storia dovrebbe continuare con le vicende della sua vita apostolica. Lo spazio non me lo consente. Lascio ad altri l’interessante racconto. Ricordo solo che, alcuni anni fa, padre Luigi dovette sottomettersi all’operazione di by-pass alle coronarie, e che, in seguito, fu consigliato di venire in Italia per una seconda operazione. Ma i dottori la ritennero troppo rischiosa e si accontentarono di una coronografia angioplastica, cioè di una specie di pulitura delle vene per mezzo di un catetere.
A ottant’anni passati, pur sapendo di essere sempre a rischio, p. Luigi chiese di ripartire per la missione e di rendersi utile, riordinando l’archivio dei primi 50 anni di presenza saveriana nel Brasile meridionale, di cui egli è stato testimone e protagonista.







