Mamma “Rosute” in Africa
Quando il missionario è lontano...
Mamma Rosa - o come viene chiamata dagli amici “ Rosute ” - abita a Melarolo di Trivignano (UD). Due volte è andata a visitare il figlio missionario a Bujumbura, capitale del Burundi. Padre Claudio Marano è lì da molti anni e ha messo in piedi il “centro giovani Kamenge” nel 1990. Lo scopo di questo centro è accogliere i giovani ed educarli a scoprire che le differenze di nazionalità, di etnia e di religione, le differenze sociali e politiche... possono essere superate senza farsi guerra e uccidersi gli uni gli altri. Anzi, queste differenze possono diventare una ricchezza per tutti, e proprio nella vita di tutti i giorni. Questo è il messaggio per i giovani dai 16 ai 30 anni che frequentano il centro, che ha oltre 30mila iscritti!
La confessione di una madre
Ho chiesto a mamma “ Rosute ” se si ricorda quando è arrivata a Bujumbura, in questo suo secondo viaggio africano. Mi ha risposto prontamente: “Il giorno della morte di papa Giovanni Paolo II”. Ho dovuto pensarci un po' per ricordarmi almeno il mese: aprile; esattamente, sabato 2 aprile.
Rosute non ha certo paura di viaggiare, ma prima di iniziare il secondo viaggio è andata a confessarsi. Tra le tante cose, ha detto al prete che non sarebbe più tornata. Il confessore non riusciva a capire il perché di questa sua affermazione. Allora lei ha spiegato: “Devo fare un viaggio e sono anziana. Non si sa mai come va a finire… Lei lo sa, reverendo, non è come andare a Udine. Devo andare a trovare mio figlio missionario che lavora in Burundi, nel cuore dell'Africa!”.
Ma lasciamo da parte tanti particolari e ascoltiamo il suo racconto. Chi conosce la signora Rosa sa che quello che ha detto è tutto vero. È una mamma che semina allegria, ottimismo e coraggio a tutti coloro che la incontrano. Ha fatto bene ad andare a trovare padre Claudio. Anche i figli missionari hanno bisogno del coraggio e dell'ottimismo delle mamme! p. Domenico Meneguzzi, sx
“Rispetto alla mia prima visita, a Bujumbura ho trovato delle cose nuove. Con la guerra hanno distrutto tutto. Ma adesso stanno rifacendo un po' tutto. Ho trovato padre Claudio molto impegnato nel lavoro che non manca mai. Ma era anche in buona salute, nonostante qualche acciacco che lo aveva un po' preoccupato. Ma ora sta meglio e non pensa di ritornare in Italia per un po' di riposo.
Sono stata davvero contenta di avergli fatto visita. Mi dispiace solo che non ho potuto rimanere là più a lungo, per dare una mano a padre Claudio. La giornata la trascorrevo andando un po' in giro nei dintorni. A volte qualcuno mi portava a vedere i vari quartieri, perché mio figlio non poteva stare sempre dietro a me. Ma le giornate passavano via velocemente.
I problemi quotidiani, in Africa e a Melarolo
Cercavo anche di arrangiarmi, per essere in qualche modo di aiuto. Quando c'era bisogno, raccoglievo la biancheria che era ad asciugare e la piegavo per bene; cercavo anche di fare qualche rattoppo nelle camicie o nei pantaloncini, che ne avevano tanto bisogno. Naturalmente, ogni tanto andavo a sbirciare nell'ufficio di padre Claudio, per vederlo e scambiare quattro chicchere con lui. La sera sentivo sempre gli spari. Ma non mi sono preoccupata più di quel tanto...
Purtroppo è venuto il momento del ritorno. Qui a Melarolo la vita continua con i suoi problemi quotidiani. Aspetto con gioia il pomeriggio di ogni seconda domenica del mese, che trascorriamo assieme ad altri genitori dei missionari, nella casa dei saveriani di Udine. Stiamo volentieri un po' insieme e ci scambiamo le notizie che riceviamo dai nostri figli missionari, sparsi per il mondo”.








