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In tanti Paesi del mondo esiste la tradizione di consacrare maggio alla venerazione di Maria, Madre di Gesù. In questo mese, Maria è celebrata soprattutto con la recita del rosario, nel quale si meditano gli avvenimenti principali della vita di Gesù nel piano del Padre per la salvezza dell’umanità. 

Lungo la storia, il Magistero della Chiesa s’è espresso in favore di questa antica pratica di devozione popolare dei fedeli a Maria, nata dalla semplicità della loro fede. Paolo VI, nella enciclica Mense Maio datata 29 aprile 1965, indica maggio come “il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l’omaggio della loro preghiera e della loro venerazione. Ed è anche il mese nel quale più larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina misericordia”. In più, papa Montini attribuiva una straordinaria importanza al rosario recitato in famiglia: “Non v’è dubbio - scriveva - che la Corona della Beata Vergine Maria sia da ritenere come una delle più eccellenti ed efficaci ‘preghiere in comune’ che la famiglia cristiana è invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare e vivamente auspichiamo che, quando l’incontro familiare diventa tempo di preghiera, il Rosario ne sia l’espressione più gradita” (Marialis Cultus 53). 

La devozione alla Madonna e la recita del rosario mi sono state trasmesse fin dai primi anni di vita. Nei ricordi della mia infanzia, mi ritorna sempre in mente la sera dopo la cena in famiglia. Era il momento più intimo della giornata per le famiglie del paese, contadini semplici ma molto religiosi. La corrente elettrica non era ancora arrivata, quindi non c’erano né la televisione né i telefonini. Al massimo c’era la radio che collegava gli abitanti del paese con il resto della nazione e del mondo. Ciò permetteva alle famiglie di trascorrere più tempo insieme, per raccontarsi le storie di famiglia, le tradizioni, gli avvenimenti, anche per criticare i vicini e farsi una risata degli aspetti divertenti, per cantare, ma anche per pregare il rosario. 

Nella mia famiglia si pregava ogni sera prima di andare a letto. I miei genitori tenevano molto che imparassimo a pregare bene e soprattutto che lo facessimo con devozione. Mio padre era sempre pronto a pizzicare chi si addormentava o chi si divertiva a disturbare gli altri. In alcune occasioni, la recita del rosario diventava un’autentica esperienza spirituale. Il crocefisso e la Madonna erano il centro della nostra attenzione, illuminati dalla tenue luce delle candele. L’immagine della Madonna era quella del volto della Vergine Maria di Guadalupe, che aveva un'espressione materna straordinariamente bella. 

de preghiera marianaBastava contemplare quel volto per provare un sentimento filiale verso la Madonna, mentre ripetevamo l’Ave Maria, anche senza renderci pienamente conto delle parole che pronunciavamo. L'importante era stare lì, tutti insieme, davanti alla stessa immagine, consapevoli che stava accadendo qualcosa di speciale. Inginocchiati e con un atteggiamento di sottomissione, gli adulti suggerivano che si stesse affrontando qualcosa di enigmatico e significativo, quasi sovrumano. Era come affidarsi ad una realtà che ci avvolgeva completamente, che superava la nostra capacità di comprendere pienamente noi stessi. Questa esperienza ci donava, alla fine, un senso di pace, serenità e armonia. Più tardi, dopo alcuni anni, ho capito il significato delle parole di San Giovanni Paolo II: “La famiglia che prega unita, rimane sempre unita”. 

Oltre alla recita in famiglia, nel mio paese era abitudine pregare il rosario la domenica, quando il prete non poteva venire a celebrare la Messa. A causa della mancanza di presbiteri per il servizio pastorale nei piccoli paesi, il prete veniva una volta al mese o addirittura ogni due mesi. Nonostante questa difficoltà, la recita del rosario, soprattutto nel mese di maggio, è riuscita a mantenere viva la fede della gente del paese.

Durante gli anni della mia formazione come candidato Saveriano, ho sviluppato un apprezzamento particolare per il rosario, in particolare quando ho conosciuto il rosario missionario. Questa preghiera rafforzava la mia scelta di diventare missionario, perché ci univa spiritualmente al mondo, alle persone di tutte le religioni e ai nostri missionari sparsi in tutto il mondo. Ogni decina del rosario era dedicata a un continente. Si pregava affinché, tramite Maria, anche Gesù fosse conosciuto e amato da tutti i popoli. Abbiamo pregato per i loro problemi sociali e, in particolare, per le vittime della povertà. Sapevamo che in alcune nazioni i nostri missionari rischiavano persecuzioni e morte, perciò la recita del Rosario rappresentava per noi un sostegno morale. 

Così, la preghiera del rosario missionario diventava anche un modo per prendere consapevolezza della scelta di offrire la propria vita a Dio per diventare un missionario saveriano e collaborare alla missione di Cristo là dove c'era più bisogno del suo messaggio. 
Infine, quando è arrivato il momento di concretizzare la mia scelta di vita sacerdotale in Indonesia, ho avuto la fortuna di essere arricchito dalla fede dei cristiani che pregavano il rosario nei mesi di maggio e ottobre. Era la preghiera più amata dai fedeli. Le piccole comunità cristiane si riunivano almeno una volta al mese. 

Questi incontri erano dedicati all’approfondimento e alla condivisione della fede attraverso temi preparati dalla Commissione Diocesana per la Catechesi. Durante i mesi di maggio e ottobre, infatti, si recitava solo il rosario. Questi erano gli incontri più partecipati dell’anno. Tutti i presenti, uomini, donne, anziani, giovani e bambini, potevano recitare a turno un’Ave Maria del rosario. Era commovente sentire la voce di un bambino o di una bambina che guidava la recita dell'Ave Maria. La preghiera si svolgeva nelle case delle famiglie, una diversa ogni giorno. Così, la recita del rosario diventava l’occasione per rafforzare l'unione, la conoscenza e la partecipazione dei membri della piccola comunità cristiana.

Come è stato detto sopra, il Magistero della Chiesa favorisce e promuove la preghiera del rosario. “Fin dall’inizio del suo pontificato, papa Leone XIV ha manifestato una profonda devozione mariana. La sua elezione avvenne l’8 maggio, festa della Madonna del Rosario di Pompei, e in quella occasione ha recitato pubblicamente un’Ave Maria. Ogni anno, a maggio, conclude la recita del rosario nella Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, definendolo: “Un gesto di fede con cui in modo semplice e devoto ci riuniamo sotto il manto materno di Maria”. Lo scorso 11 ottobre (2025) ha presieduto un rosario per la pace in Piazza San Pietro, affermando con decisione: “Nessuna ideologia, fede o politica può giustificare l’eliminazione del prossimo” (“I Papi del Rosario: parole e gesti dei Pontefici per una preghiera senza tempo”, Antonio Tarallo, 27.10.25, https://ewtn.it/2025/10/27/i-papi-del-rosario-parole-e-gesti-dei-pontefici-per-una-preghiera-senza-tempo/).



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