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Nei primi mesi di questa terribile pandemia, fu chiesto a mons. Gianfranco Ravasi (Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura) quale fosse il messaggio biblico che più di ogni altro si sentiva di indirizzare alla gente, per trasmettere loro fiducia e conforto. Egli ripose con le seguenti parole: “Nella Bibbia per ben 365 volte, una per ogni giorno dell’anno, risuona questo saluto divino: Non temere, Io sono con te! È quasi un Buongiorno che Dio ci ripete ogni alba. Lo ripete anche in questi giorni di terrore. E per chi ha perso la fede proporrei invece la confessione dello scrittore Gabriel García Márquez: “Sfortunatamente, Dio non ha spazio nella mia vita. Nutro la speranza, se esiste, d’avere io uno spazio nella sua”.

Questo messaggio, rivolto a ciascuno di noi, è senz’altro valido ancora oggi, in questo scorcio di fine anno, dove pare che la pandemia torni a colpire le persone e le famiglie con più rabbia e dolore di prima. Vale perciò anche per la nostra comunità di via Aurelia, qui a Roma che, in questi mesi, si è ricomposta dopo la pausa estiva per proseguire l’attività che la contraddistingue. Lo scopo è diventare sede e ambiente di studio per i nostri giovani saveriani che, in questi anni, sono stati inviati a specializzarsi in diverse materie ecclesiastiche (spiritualità, missiologia, Sacra scrittura, islamistica, teologia della vita consacrata) presso varie università pontificie di Roma (la Gregoriana, il Biblico, la Salesiana, l’Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, il Claretianum).

L’impegno a cui sono chiamati coloro che si dedicano a questi studi è certo reso difficile dalla precaria situazione del momento, oltre che dai vari comunicati e ordinanze di contenimento dell’epidemia da Covid-19 che, con il passare delle settimane, si fanno sempre più frequenti e urgenti. Nonostante tutto, però, coloro che sono chiamati a dedicare il loro tempo in studi e riflessioni si sentono profondamente grati e privilegiati per questa opportunità donata loro, oltre che profondamente coscienti dell’importanza del compito a cui sono stati chiamati. Essi, infatti, sanno che quanto stanno approfondendo servirà loro ad essere ancora più vicini alla gente, a rispondere alle loro esigenze materiali e spirituali con maggiore attenzione e dedizione, a essere sempre pronti a diffondere coraggio e dolcezza laddove sembra regnare solamente la tristezza e la disperazione.

È lo studio al tempo della pandemia, i giorni in cui non si differenziano più le persone a partire dal loro status, dal loro potere, genere, fama e ricchezza. Ciò che si nota sono invece solo persone vulnerabili a un virus letale, individui esposti a un nemico invisibile che potrebbe colpirli da un momento all’altro, e che attendono un rimedio che li curi dalla loro ansia, insonnia e fatica. È lo studio al tempo del Covid-19, quando si teme di essere contagiati o di infettare senza volere coloro che ci vivono accanto. Il tempo in cui ci si rende conto che sebbene la prossimità dell’altro faccia paura dobbiamo salvarci assieme e aver fiducia proprio di quell’altro di cui abbiamo timore. Dobbiamo ammirare e pregare per tutti coloro che si espongono a un rischio mortale per prendersi cura degli altri.

Lo studio al tempo del coronavirus, è lo studio spogliato da ogni vanagloria o ambizione. È lo studio che ci impone di comprendere una volta di più il lamento e lo smarrimento impressi sul volto degli altri. Ad essi dobbiamo continuare a trasmettere, con competenza e amore, non solo quel messaggio rassicurante che “Dio ha spazio per tutti”, ma anche quelle parole che possono portare consolazione a ogni uomo: “Non temere, Io sono con te”.



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