Lo spirito di famiglia fa bene
Il beato Guido Conforti paragonava i genitori di un missionario - e in modo allargato, anche tutti i familiari - alla figura di Dio Padre che ama il suo unico Figlio e lo manda nel mondo per comunicare il suo amore. I genitori fanno dono di un figlio a Dio e alla chiesa per il bene dell'umanità. Così anche noi missionari, inviati nel mondo ad annunciare il vangelo, comunichiamo l’amore che abbiamo ricevuto e sperimentato nella nostra vita, e soprattutto nella nostra famiglia.
Come ogni altra persona, anche il missionario non è un isolotto, ma un insieme di storia comunitaria e personale, di rapporti e di affetti.
La sua missione prende sapore da tutto ciò. Il missionario porta con sé l’amore con cui è stato amato e l’affetto dei suoi familiari.
Per questo, anche la gente presso cui è inviato è riconoscente alla sua famiglia. Si crea un legame indissolubile tra l’ambiente e la famiglia d’origine del missionario e l’ambiente e la gente presso cui egli è chiamato a servire il regno di Dio.
Diceva il beato Conforti che la nostra vocazione missionaria è "la più nobile e grande". Ebbene, non meno nobile e grande è la vocazione dei nostri genitori e familiari, che sostengono il nostro impegno e la nostra chiamata.
Grazie, dunque, perché siamo missionari insieme!








