Lo spigolo della mistica: il tempo compiuto
Siamo alle prime battute del Vangelo di Marco: "Convertitevi, e credete al Vangelo". La pagina odierna si compone della frase-titolo e dei racconti di chiamata dei primi apostoli. Marco si presenta subito con il suo stile scarno e nervoso, efficace e originale.
La prima affermazione è un’ouverture solenne e tagliente, categorica e quasi spregiudicata.
"Il tempo è compiuto". Da quando Cristo-Vita eterna ha fatto irruzione in "questo" nostro tempo, si è aperta un’altra era "totalmente" nuova; la storia ha cambiato direzione: quella di "questo" nostro tempo è diventata una storia si-fa-per-dire e chiamiamola-pur-così! Il "nostro" tempo ha cambiato natura: non è più quello scandito in minuti-ore-giorni-settimane-mesi-anni; "questo" tempo-si-fa-per-dire ha ammainato le vele; "questo" tempo-chiamiamolo-pur-così è diventato precario e gracile, perché passa e finisce; "questo" nostro cronos è cambiato, è diventato un’"occasione eterna" nel senso che "il" tempo "vero" è solo quello che imbocca la direzione dell’eternità: è, ormai, arrivata a noi la fine dei tempi!
La buona novella dell’eternità cambia tutto, rivoluziona tutto, relativizza tutto: ivi compresi il matrimonio e i legami familiari, i re e le regine, i divi e le dive. Pare che l’idea dell’eternità sia "la" più rivoluzionaria ed esplosiva nel senso che il visibile-passeggero, il contingente-relativo, subiscono un colpo "mortale", si trattasse pure della più potente e ambiziosa multinazionale!
Quindi, o uomo, "convertiti": cioè cambia "radicalmente" idea e, soprattutto, "mentalità": la legge "perversa" del profitto ad-ogni-costo deve essere sostituita da quella "rivoluzionaria" della "sobrietà", del "sapersi-accontentare": perché, o uomo potente in "questo" mondo, Cristo ti regalerebbe alcune parole dolci come il miele e pesanti come macigni: "Che ti vale possedere anche il mondo tutto quanto, se poi perdi l’eternità?". E quale bene può essere paragonabile all’eternità che secondo Cristo è diventata "la" perla preziosa e "il" tesoro del campo? Oh uomo, convertiti dunque!
"… e credi al Vangelo!". Ci chiediamo: perché Marco usa il termine "credere", che è azzeccatissimo e "il" solo giusto? Perché la "conversione" alla quale ci esortiamo ripetutamente, dal visibile all’invisibile, è purissima grazia-dono dello Spirito. Il cristiano si definisce biblicamente uno che "sa distinguere" il passeggero dall’eterno: ora questa "distinzione" l’uomo-in-quanto-tale non la può fare se lo Spirito non gliene dà grazia: l’uomo-in-quanto-tale sceglierà sempre il benessere visibile, mai la povertà-verginità-indissolubilità. Lo Spirito non "apre" la sua mente e non "muove" la sua volontà.
Perciò ai "beni del Regno" va dato un assenso "di fede": li accetto come "beni", perché "tali" me li propone la fede. Perciò si deve dire: "credo" che le beatitudini-indossolubilità-verginità-povertà sono"beni". Perciò si deve pregare: "Oh Spirito, dammi grazia di "capire", perché i Beni messianici sono "inadeguati" alla mia mente "carnale".
Perciò si deve pregare con Agostino e con la Chiesa: "Oh Spirito, dammi-infondi-fammi amare ciò che comandi e comanda ciò che vuoi".







